don Mario Proietti, C.PP.S.

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Vietnam. Quando un profugo tornò come Missionario


Copertina della pagina sulla missione dei Missionari del Preziosissimo Sangue in Vietnam

Quando un profugo tornò come Missionario

Nel 1975 Lac Pham lasciò il Vietnam da ragazzo, insieme con tanti altri che cercavano una via di salvezza dopo la caduta di Saigon. Vent’anni più tardi, ormai Missionario del Preziosissimo Sangue negli Stati Uniti, cominciò a pensare seriamente di tornare nel Paese dal quale era fuggito. Non immaginava ancora una nuova Provincia o una struttura già definita. Voleva capire se il carisma del Sangue di Cristo potesse trovare una casa fra il suo popolo.

Nell’ottobre 1995 presentò questa inquietudine alla Provincia di Cincinnati. Chiese di poter esplorare la possibilità di un servizio in Vietnam e manifestò anche il desiderio di lavorare con persone segnate dall’esperienza del profugato, che conosceva non per averla studiata ma per averla vissuta.

1997: tornare nel Paese da cui si era fuggiti

Il 18 luglio 1997, nella chiesa di San Francesco Saverio a St. Joseph, nel Missouri, Lac ricevette il mandato per un soggiorno di alcuni mesi in Vietnam. Visitò diocesi, incontrò vescovi, osservò la vita della Chiesa e cercò giovani nei quali potesse nascere una vocazione C.PP.S. La Congregazione considera il 1997 l’inizio della propria presenza nel Paese.

La prudenza fu grande. Non si volle dichiarare immediatamente una nuova missione. La prima scelta fu più semplice: aiutare alcuni giovani vietnamiti a formarsi negli Stati Uniti, perché potessero poi tornare al servizio della Chiesa del proprio Paese. Il primo arrivò nell’aprile 1998 per vivere nella comunità C.PP.S. e imparare l’inglese.

È significativo che tutto cominciasse così. Non con l’invio di un gruppo numeroso di stranieri, ma con l’idea di formare uomini del luogo. Il futuro della presenza vietnamita veniva affidato fin dall’inizio ai vietnamiti.

Il Vietnam diventa un progetto della Provincia

Nel 1998 la Provincia approvò il primo finanziamento per il progetto e Lac cominciò a raccontare ai confratelli ciò che aveva visto. Nel 2000 l’Assemblea provinciale decise di proseguire con maggiore determinazione e autorizzò l’acquisto di una struttura per la formazione dei candidati in Vietnam.

La strada rimaneva delicata. La Chiesa viveva dentro un quadro politico nel quale l’attività religiosa era possibile ma sottoposta a limiti e controlli. Per i Missionari significava imparare una presenza discreta, rispettosa delle leggi e insieme abbastanza concreta da permettere la formazione, la vita comunitaria e il servizio pastorale.

21 gennaio 2007: nasce ufficialmente la Missione

Nel 2006 la Provincia chiese formalmente che la presenza vietnamita venisse riconosciuta come Missione della Congregazione. La richiesta fu accolta e il 21 gennaio 2007 il Moderatore Generale Barry Fischer raggiunse Ho Chi Minh City e lesse il decreto durante una celebrazione con la comunità.

Quel giorno tre candidati emisero il primo impegno e il numero dei membri temporaneamente incorporati salì a sei. Fischer ricordò allora il sogno di san Gaspare di avere «mille lingue» per annunciare l’amore redentore di Dio e osservò che, alle lingue che la Congregazione già parlava nel mondo, se ne aggiungeva una nuova: il vietnamita.

Era una formula semplice, ma descriveva bene ciò che stava accadendo. Il carisma non veniva semplicemente tradotto in vietnamita. Cominciava a essere pronunciato da uomini vietnamiti dentro la loro storia e la loro Chiesa.

Dien Truong: dalla fuga alla formazione dei giovani

Anche Dien Truong portava dentro di sé la storia del Paese. Aveva collaborato con l’aviazione statunitense nel Vietnam del Sud ed era fuggito nel 1975 dopo la caduta di Saigon. Negli Stati Uniti conobbe i Missionari attraverso Lac Pham, entrò nella Congregazione e venne ordinato sacerdote nel 1997.

Quando la Missione venne ufficialmente eretta nel 2007, Dien fu nominato responsabile della formazione. Tornò successivamente negli Stati Uniti per approfondire la preparazione necessaria e adattare il programma formativo alla realtà vietnamita, quindi rientrò nel Paese nel 2011.

È difficile non vedere il significato di questa vicenda. Due uomini costretti a lasciare il Vietnam nel 1975 tornarono, decenni dopo, non per ricostruire il mondo che avevano perduto, ma per aiutare una nuova generazione a trovare la propria strada dentro la Chiesa.

La prima generazione vietnamita

Nel 2008 Nhan Bui divenne il primo seminarista della Missione incorporato definitivamente nella Congregazione. Nel 2012 seguirono Loi Nguyen, Tam Hoang e Truc Minh Vu. Studiarono anche negli Stati Uniti, ma la prospettiva era ormai chiaramente quella del ritorno e del servizio in Vietnam.

La comunità odierna mostra quanto quel progetto sia maturato. I Missionari che lavorano nel Paese sono ormai vietnamiti di nascita. La Missione non è una piccola enclave statunitense in Asia: è una realtà vietnamita della Congregazione.

Saigon e gli altopiani

Oggi i Missionari operano nell’area di Ho Chi Minh City e anche nella provincia di Đắk Nông, negli altopiani centrali. Il servizio comprende collaborazione parrocchiale, formazione e attenzione alle popolazioni delle zone rurali e indigene.

La casa degli altopiani possiede anche terreni agricoli. Vi si coltivano pepe nero, taro, frutto della passione, banane e altri prodotti; durante l’estate i seminaristi partecipano al lavoro dei campi. L’agricoltura contribuisce al sostegno economico della Missione e mette la formazione a contatto con una vita molto concreta, lontana dall’idea di un seminario separato dal territorio nel quale si trova.

Nella stessa regione i Missionari assistono popolazioni indigene con cibo e accoglienza. Anche qui, come in Tanzania, in India o nel Xingu, la missione ha finito per assumere la forma delle necessità incontrate. Il ministero della Parola non vive accanto alla vita quotidiana: deve attraversarla.

Una presenza che deve conoscere i propri confini

La vita ecclesiale in Vietnam richiede ancora prudenza. I Missionari devono muoversi dentro regole precise e non dispongono della stessa libertà istituzionale che avrebbero in altri Paesi. Questo non ha impedito alla comunità di crescere, ma ne ha modellato lo stile: presenza paziente, formazione, relazioni personali e servizio più che visibilità.

È forse una delle differenze più significative rispetto ai Missionari dell’Ottocento che abbiamo incontrato nelle altre pagine. Brunner attraversava frontiere e Carinci cercava di raggiungere la Russia; in Vietnam la missione richiede anche la capacità opposta: sapere fin dove è possibile arrivare, restare, lavorare con discrezione e lasciare che siano le relazioni a costruire ciò che non può essere imposto.

Il ritorno diventa missione

La storia del Vietnam non comincia davvero nel 2007, quando venne letto il decreto, e nemmeno nel 1997, quando Lac Pham ricevette il mandato. Comincia forse nel 1975, nel momento in cui alcuni giovani vietnamiti furono costretti a lasciare il proprio Paese senza sapere se vi sarebbero mai tornati.

Decenni dopo, proprio alcuni di loro tornarono come Missionari. Non riportarono semplicemente dall’America una Congregazione già confezionata. Prepararono il terreno perché uomini nati in Vietnam potessero ricevere il carisma, interpretarlo con la propria cultura e trasmetterlo ad altri. È così che una fuga, senza cancellare il dolore da cui era nata, finì per diventare una strada di ritorno.


Per conoscere la Missione vietnamita oggi

Missionaries of the Precious Blood – Vietnam Mission, pagina ufficiale della Curia Generalizia.

Missionaries of the Precious Blood – Horizons of Hope in Vietnam, racconto recente della vita e dei ministeri della Missione.

Il Calice della Nuova Alleanza – La Missione in Vietnam, ricostruzione C.PP.S. degli inizi della presenza e della sua erezione ufficiale nel 2007.