don Mario Proietti, C.PP.S.

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Firenze. Due case, una missione: quel primo Natale che sembrava Betlemme


Fotografia storica della comunità del Preziosissimo Sangue a Firenze

La notte del 24 dicembre 1952 il salone di via Boccherini era ancora fresco d’intonaco. Per scaldare l’ambiente erano stati accesi grandi bracieri, mentre l’umidità scendeva lungo i muri e si raccoglieva sul pavimento. Non c’erano ancora banchi e sedie; i fedeli restarono in piedi, stipati nella chiesa appena inaugurata. La cronaca di quella prima celebrazione natalizia conserva il commento dei parrocchiani, infreddoliti e felici: «Pareva di essere a Betlemme». In poche parole prendeva forma una nuova presenza dei Missionari del Preziosissimo Sangue nella città di Firenze.

Una prima casa a Porta alla Croce

Quella notte, tuttavia, non segnava l’arrivo dei missionari a Firenze. Dal 1929 la Congregazione era presente in via Scipione Ammirato, nella zona di Porta alla Croce, presso la Cappella del Santissimo Sacramento e del Suffragio, annessa alla casa di missione. Era una comunità già radicata nella città, dalla quale sarebbe nata un’altra esperienza pastorale, destinata a crescere in una zona molto popolosa.

I missionari desideravano dare un respiro più ampio al loro apostolato e chiesero al cardinale Elia Dalla Costa un nuovo campo di lavoro. Dopo diversi progetti, l’arcivescovo affidò loro la zona di Ponte alle Mosse, lungo la ferrovia, un territorio di circa seimilacinquecento abitanti. Verso il Mugnone e le Cascine, in via Boccherini, cominciò così a prendere forma la futura parrocchia del Preziosissimo Sangue.

Il salone sorto in pochi mesi

A Pasqua del 1952 venne acquistato il primo terreno. Una parte era stata ceduta, tramite la Curia, dal parroco di San Jacopino, monsignor Antonio Santoni. Il 25 settembre l’impresa dell’ingegner Carlo Vannucci iniziò i lavori su progetto dell’architetto Lando Bartoli. Si costruì anzitutto un locale di circa 350 metri quadrati, pensato come chiesa provvisoria, nell’attesa del complesso parrocchiale. Quel salone avrebbe avuto in seguito anche una diversa vita come cinema, teatro e Auditorium San Gaspare.

A sostenere l’impresa erano soprattutto don Domenico Sorino, superiore dei missionari a Firenze, e don Fedele Gorga. Il cardinale Dalla Costa aveva incoraggiato pubblicamente l’iniziativa, invocando per i missionari la collaborazione dei fedeli. Domenica 21 dicembre 1952 don Giuseppe Quattrino, superiore provinciale, benedisse il salone e vi celebrò la Messa davanti a una folla numerosa. Tre giorni dopo, la notte di Natale, quella chiesa ancora spoglia divenne il luogo di un incontro che i presenti non avrebbero dimenticato.

Una curazia, poi la parrocchia

Il 25 gennaio 1953 il cardinale Dalla Costa visitò ufficialmente la nuova comunità. Il 16 marzo istituì la curazia indipendente e ne affidò la cura a don Domenico Sorino. La cerimonia di insediamento si svolse domenica 22 marzo: il parroco di San Jacopino lesse i decreti davanti ai fedeli, salutando con commozione coloro che da quel momento avrebbero trovato più vicino il servizio della Chiesa. Il primo battesimo fu registrato il 29 marzo. Il 25 marzo 1956 la curazia venne elevata a parrocchia.

Due comunità nella stessa città

La nuova opera nacque sostenuta anche dalla casa più antica. Nei primi mesi, infatti, i missionari di via Boccherini andavano a pranzo e a cena all’Oratorio di via Scipione Ammirato. La loro abitazione fu pronta soltanto il 7 novembre 1953, grazie anche ai parrocchiani che offrirono letti, materassi, mobili, lenzuola e stoviglie. I due missionari disponevano di una sola piccola camera, divisa da un paravento. Il giorno seguente consumarono il primo pranzo nella nuova casa insieme al provinciale don Quattrino.

Per molti anni Firenze ebbe dunque due comunità del Preziosissimo Sangue: quella della Cappella del Santissimo Sacramento e del Suffragio, a Porta alla Croce, e quella della nuova parrocchia di Ponte alle Mosse. La prima rimase fino al 1970 circa; la seconda continuò il proprio servizio. Il rapporto fra le due case mostra concretamente come una fondazione potesse sostenere la nascita di un’altra, con la familiarità di un pasto condiviso prima ancora che fossero terminati i muri della nuova abitazione.

La missione incontra il quartiere

Quando i missionari poterono vivere stabilmente accanto alla chiesa, il lavoro pastorale si intensificò. Furono predicate le missioni al popolo, si svolsero veglie di preghiera e incontri lungo le strade, secondo quella forma di apostolato che le cronache chiamano «stradismo». L’annuncio raggiunse anche la cappella di San Benedetto alle Cascine. La crescita della comunità parrocchiale accompagnava quella del quartiere, in una Firenze che cambiava rapidamente nel dopoguerra.

Una memoria che continua

Questo racconto è stato arricchito dalla documentazione e dalla fotografia storica trasmesse da Alessandra Colombi, grazie alla mediazione di don Oliviero. I brani delle cronache parrocchiali e delle riviste «La Voce del Sangue Prezioso» e «Vita nostra» hanno restituito le voci di chi visse quei primi anni. Fotografie, lettere, ricordi e documenti conservati da altri lettori possono aiutarci a raccontare nello stesso modo la vita delle molte case nate dalla missione della Congregazione.