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Gianfranco Piccinini e le lettere di don Luigi Contegiacomo. Una memoria rimasta aperta


La corrispondenza con Rina Piccinini nel 1962 e la ricerca di testimonianze sulla vita di Vincenzino

Il 31 gennaio 1962 don Luigi Contegiacomo, Missionario del Preziosissimo Sangue e postulatore generale, scrisse a Rina Piccinini dopo aver accompagnato la sepoltura del figlio Gianfranco al Verano. Nella lettera raccontava il gesto compiuto per la tomba del ragazzo e, quasi senza interrompere il filo dell’affetto, annunciava un progetto: raccogliere le testimonianze delle persone che avevano conosciuto Gianfranco, conservarle per iscritto e ricavarne una biografia destinata soprattutto ai giovani della Congregazione. Chiedeva alla madre di custodire le lettere ricevute dal figlio, i quaderni, i libretti di preghiera e ogni altro scritto personale. Don Adriano avrebbe collaborato.

Quel primo programma prese subito forma. Il 12 febbraio Contegiacomo raccontava di essere andato al Policlinico per ascoltare persone che avevano conosciuto Gianfranco durante la degenza. Ricordava Adele Tomassi, impiegata al guardaroba della clinica chirurgica: non aveva mai parlato con lui, eppure lo aveva visto andare ogni mattina alla Comunione, rimanendone colpita. Secondo quanto riferiva don Luigi, la donna espresse anche la speranza di vederlo un giorno sugli altari. Contegiacomo registrò quelle parole insieme al dovere, ripetutamente richiamato, di continuare i suffragi per il giovane.

Il 18 febbraio il sacerdote preparava con Rina il trigesimo. La invitava a portare a Roma tutte le lettere di Gianfranco, gli eventuali quaderni e perfino i libretti che il ragazzo usava in ospedale. Desiderava vederli e registrarli, promettendo di restituirli. Si faceva carico anche del viaggio della madre, delle Messe e dell’eventuale visita alle persone che avevano assistito il figlio al Policlinico. La raccolta documentaria procedeva dentro un rapporto personale che non aveva perso nulla della sua delicatezza.

Lettera di don Luigi Contegiacomo alla famiglia Piccinini
Una lettera di don Luigi Contegiacomo conservata dalla famiglia Piccinini

Il 13 marzo, scrivendo da Rutigliano, Contegiacomo riferì il dato forse più rilevante di tutta la corrispondenza: le indagini tra malati e infermiere del Policlinico avevano già prodotto numerose testimonianze e a ciascun testimone aveva chiesto una dichiarazione firmata. Ne ricordava una in particolare, quella del signor Romoli di Modena, che ogni mattina partecipava alla Messa insieme a Gianfranco. Romoli aveva consegnato la sua relazione la sera prima dell’intervento chirurgico al quale fu sottoposto il 2 marzo e durante il quale morì. Il documento affidato a Contegiacomo rimaneva così la testimonianza di una persona che non avrebbe più potuto essere interrogata.

Nella stessa lettera don Luigi invitava Rina a ricostruire per iscritto, anche in più momenti, quanto aveva osservato nelle visite al figlio e a riferire le parole che ricordava con precisione. Chiedeva notizie dei compagni, di suor Lavinia, delle persone incontrate prima dell’ingresso a San Felice. La sua attenzione non si limitava a un’immagine edificante: voleva distinguere gli episodi, risalire ai testimoni e conservare le espressioni autentiche di Gianfranco.

Il 18 aprile, tre mesi dopo la morte, la corrispondenza tornò al dolore di Rina. Contegiacomo riconosceva che la lontananza della tomba costituiva per lei un sacrificio particolarmente duro: aveva rispettato la volontà del figlio di essere sepolto tra i Missionari, privandosi della consolazione di poterne visitare spesso il sepolcro. Le assicurava di ricordarla quotidianamente nella Messa. Le sue lettere lasciano così intravedere, accanto al lavoro di raccolta, un accompagnamento spirituale tenace e affettuoso.

Il 29 maggio l’indagine si allargò all’infanzia. Contegiacomo domandò le date della prima Comunione e della Cresima, il percorso scolastico, gli anni trascorsi all’asilo, le esperienze presso l’Angelo Custode e i Cappuccini. Chiese anche pagelle e certificati, spiegando che sarebbero serviti come fondamento della biografia. Nella stessa lettera citò una relazione firmata consegnatagli da Antonio Musolino, nuovamente ricoverato al Policlinico, che aveva voluto ricordare Gianfranco.

Il 15 giugno annunciò la decisione di recarsi personalmente nel territorio di Rovigo. Voleva incontrare i genitori, i parroci, i compagni di Gianfranco e le persone legate ai luoghi in cui era cresciuto. La visita si svolse davvero: il 6 luglio scrisse a Rina, a Ferruccio e alla sorella Elena dopo due giorni trascorsi con la famiglia. Ricordava la casa di Sarzano, la stanza di Vincenzino, il cane Bobi, gli amici d’infanzia e la celebrazione della Messa nella chiesa che il giovane aveva frequentato. Anche il Provinciale aveva partecipato alla visita, come racconta don Luigi.

A Ferruccio, il padre, Contegiacomo chiese una testimonianza personale sul carattere di Gianfranco, sul suo altruismo, sull’affetto per la famiglia e sulla vocazione missionaria. A Elena domandò di annotare senza preoccupazioni letterarie gli episodi dell’infanzia e soprattutto le espressioni spirituali del fratello. Sono richieste che mostrano la cura con cui il sacerdote cercava di ricostruire una vita attraverso le voci di chi l’aveva condivisa.

Proprio nella lettera a Elena del 6 luglio compare anche una considerazione sul futuro: don Luigi invita a lasciare ogni cosa nelle mani di Dio e ricorda che molti santi sono conosciuti soltanto dal Signore. Letta insieme alle parole di Adele Tomassi, questa riflessione attesta che attorno a Gianfranco era nata una fama di santità. Le lettere documentano l’acquisizione di testimonianze firmate e il progetto di una biografia spirituale. Non attestano l’apertura canonica di una causa né la preparazione compiuta di una positio. Il fatto che l’iniziativa fosse condotta dal postulatore generale rende comunque importante esaminare il relativo faldone nell’archivio della Curia generalizia e accertare quali documenti vi siano conservati.

La vicenda ebbe anche un seguito familiare che oggi acquista un significato particolare. Nel novembre del 1962 don Luigi scrisse a Rina, che attendeva un altro figlio, incoraggiandola nella maternità dopo il lutto. Il 15 marzo 1963 si congratulò per la nascita della bambina, Giannina Francesca Maria Chiara, ricordando nel nome il fratello morto l’anno precedente. Quella bambina è Giovanna Francesca, madre di Angela Pacchin, attraverso la quale le lettere sono tornate alla luce nell’ottobre 2026.

Le testimonianze raccolte nel 1962 appartengono ormai alla storia della Congregazione e della famiglia Piccinini. La loro riscoperta invita a riprendere in mano quel lavoro, a leggere il faldone conservato presso la Curia generalizia e a collocare le voci allora raccolte accanto alle carte custodite dalla famiglia. Don Luigi aveva desiderato che il ricordo di Gianfranco non fosse consumato dal trascorrere degli anni. Più di sessant’anni dopo, la sua corrispondenza consente di continuare proprio da quel punto.

Documenti: corrispondenza di don Luigi Contegiacomo con la famiglia Piccinini, febbraio-luglio 1962; scansioni conservate dalla famiglia e trasmesse da Angela Pacchin, ottobre 2026.

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