don Mario Proietti, C.PP.S.

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Carissimi Carabinieri: un anno con voi


Istruzione domenicale del Cappellano militare
2012 · Edizione esaurita

Copertina di Carissimi Carabinieri: un anno con voi

Quando iniziai il servizio presso l’Arma dei Carabinieri nelle province di Taranto, Brindisi e Lecce, compresi presto che non avrei potuto attendere le persone in un luogo e sperare che arrivassero. Le Stazioni erano disseminate su tre province e la pastorale doveva necessariamente mettersi in viaggio. Lo stesso programma dell’Ufficio di Assistenza Spirituale parlava di una presenza «territoriale», «missionaria itinerante»: spettava al cappellano raggiungere i Carabinieri là dove vivevano il loro servizio.

Fu dentro questo movimento continuo, fatto di visite, incontri e molti chilometri, che nacquero le Istruzioni Domenicali. Ogni settimana una pagina sul Vangelo cercava di arrivare anche dove io non potevo essere fisicamente presente; accanto ad essa vennero le omelie pronunciate nelle diverse circostanze, i Precetti Pasquali e alcuni interventi rivolti ai Comandanti. Alla fine del primo anno decisi di raccogliere quel materiale e offrirlo in occasione del Natale. Nella presentazione non lo chiamavo un’opera di predicazione: lo sentivo piuttosto come memoria del tempo che il Signore ci aveva concesso di trascorrere insieme e come un modo per continuare, attraverso la parola scritta, una vicinanza pastorale già vissuta.

Una consuetudine dei Carabinieri diventata strumento pastorale

Durante le visite alle Stazioni conobbi la consuetudine dell’Istruzione. Fu da lì che nacque l’idea dell’Istruzione Domenicale del Cappellano Militare. Non cercai quindi di trasferire dall’esterno una forma pastorale già pronta. Presi una pratica familiare ai Carabinieri e provai ad abitarla dal punto di vista del ministero sacerdotale. Ogni settimana una riflessione sul Vangelo della domenica raggiungeva i Comandi e poteva diventare occasione di formazione e confronto.

Le Istruzioni seguono tutto l’anno liturgico e costituiscono la parte più consistente del volume. Non nacquero per essere lette come una raccolta di omelie destinata a un pubblico indeterminato. Avevano davanti persone concrete, con una professione e un linguaggio propri, dentro situazioni che il cappellano imparava progressivamente a conoscere.

La pagina settimanale permetteva inoltre di raggiungere chi non avrei potuto incontrare con la medesima frequenza. In alcune occasioni invitavo esplicitamente i Carabinieri a portarla anche in famiglia e a utilizzarla come occasione di conversazione con i propri cari. La distanza territoriale, che inizialmente rappresentava un limite, aveva così fatto nascere una forma nuova di prossimità.

La Parola dentro la vita

Accanto alle riflessioni evangeliche ci sono celebrazioni legate alla vita dell’Arma e interventi in circostanze dolorose; ci sono la formazione dei Comandanti e l’attenzione alle famiglie. Nell’ultima parte entrano anche questioni relative alla conoscenza del territorio e al contributo specifico che il cappellano poteva offrire alla comprensione sociale, culturale e religiosa delle comunità nelle quali operavano le Stazioni.

Una delle pagine che oggi mi restituisce meglio quella stagione si trova verso la fine del volume. Dopo aver riconosciuto di non essere riuscito a raggiungere tutti come avrei desiderato, scrivevo:

«Io non conosco come essere un buon carabiniere con voi, ma so come essere prete per voi: vi voglio bene».

Non dovevo diventare competente nel mestiere che i Carabinieri svolgevano. Dovevo imparare abbastanza del loro mondo perché la mia presenza sacerdotale potesse raggiungerli dentro la vita che realmente conducevano.

Servire senza servirsi

Nella presentazione del volume compare un’espressione che avevo utilizzato più volte parlando delle appartenenze che avevano segnato la mia vita: «si serve senza servirsene». Un’istituzione consegna valori e possibilità a chi vi entra; l’appartenenza perde progressivamente la propria dignità quando viene utilizzata soprattutto per ottenere prestigio o vantaggi personali.

Rileggendola ora, riconosco che quella regola riguardava necessariamente anche il cappellano. La vicinanza a un’istituzione autorevole, la familiarità con i Comandanti e l’accesso a molti ambienti avrebbero potuto diventare facilmente occasione di gratificazione personale. Il ministero manteneva la propria verità nella misura in cui tutto questo rimaneva orientato alle persone affidate.

Quello che il servizio mi ha insegnato

Il progetto avrebbe dovuto continuare e cominciai a raccogliere materiale per un secondo volume. Il successivo richiamo da parte del mio Istituto e l’incarico nella predicazione mi condussero altrove, lasciando incompiuta quella seconda raccolta.

Di questo libro mi interessa conservare soprattutto il metodo pastorale che documenta: entrare in una realtà senza pretendere di conoscerla già, frequentarla abbastanza da apprenderne il linguaggio e utilizzare ciò che essa stessa offre per rendere possibile l’incontro con il Vangelo. In quegli anni questa convinzione prese la forma di molti chilometri percorsi, di visite alle Stazioni e di una pagina che ogni settimana cercava di arrivare là dove il cappellano non poteva essere fisicamente presente.


Carissimi Carabinieri: un anno con voi è oggi esaurito. Questa pagina conserva la struttura pastorale e il significato della raccolta, senza sostituire le numerose Istruzioni, omelie e documentazioni contenute nel volume originale.

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