don Mario Proietti, C.PP.S.

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Lo spirito sacerdotale rinnovato


Per mezzo del ritiro di una settimana da praticarsi in ricorrenza dell’anniversario del ricevuto Sacro Ordine
Gaetano Bonanni
Edizione rivisitata e annotata a cura di don Mario Proietti, C.PP.S. · 2026

Copertina di Lo spirito sacerdotale rinnovato

Cominciai a cercare Gaetano Bonanni mentre si preparava una più degna custodia delle sue spoglie mortali e collaboravo al riordino dell’Archivio Storico Diocesano di Spoleto-Norcia. All’inizio cercavo soprattutto documenti che mi aiutassero a ricostruire la vita del primo superiore della Casa di San Felice e del successivo vescovo di Norcia. Fra quelle carte riemerse anche un libro pubblicato nel 1825, Lo spirito sacerdotale rinnovato.

Fino a quel momento conoscevo Bonanni soprattutto attraverso ciò che la storia dell’Istituto raccontava di lui. Leggere le sue meditazioni fu diverso: per la prima volta non erano altri a parlarmi di Bonanni, era Bonanni a parlare. Dietro le questioni delle origini e il rapporto con Gaspare del Bufalo cominciava a emergere un sacerdote preoccupato della vita interiore dei preti, della loro preghiera, della celebrazione della Messa e di quella riforma personale senza la quale anche i gesti più santi possono essere consumati dall’abitudine.

Da questo incontro nacque l’edizione del 2026. Il libro rimane interamente un’opera di Gaetano Bonanni; il mio compito è stato riprenderlo due secoli dopo in un’edizione rivisitata e annotata, cercando di rendere nuovamente accessibile il suo itinerario spirituale senza sostituire con un altro testo quello che egli aveva pensato per i sacerdoti in occasione dell’anniversario della loro Ordinazione.

Tornare al giorno dell’Ordinazione

L’intenzione di Bonanni è già interamente contenuta nel titolo. Il ritiro deve essere compiuto in ricorrenza dell’anniversario dell’Ordinazione sacerdotale. La data non viene proposta semplicemente come occasione per ricordare con gratitudine gli anni trascorsi. Diventa un tempo nel quale il sacerdote ritorna alla grazia sacramentale ricevuta e osserva, alla sua luce, la vita che nel frattempo ha costruito.

La domanda che attraversa il ritiro riguarda il rapporto tra il dono originario e ciò che gli anni possono aver prodotto nel ministro. Bonanni conosce il pericolo dell’abitudine, perché una persona può continuare a celebrare e a svolgere regolarmente il ministero mentre interiormente si indebolisce la coscienza di ciò che ha ricevuto.

La prospettiva biblica scelta da Bonanni è quella di 2 Tm 1,6: ravvivare il dono ricevuto mediante l’imposizione delle mani. Il sacerdote che entra nel ritiro non deve quindi cercare un’altra identità. È invitato a rientrare nella verità di quella ricevuta.

Dalla meditazione alla riforma della vita

L’edizione del 2026 conserva la forma fondamentale del ritiro pensato da Bonanni. Un primo pomeriggio introduce al raccoglimento e alla necessità di ravvivare la grazia dell’Ordinazione; dal secondo all’ottavo giorno il cammino procede tra mattina e sera attraverso meditazioni, pratiche e quelle che l’autore chiama «riforme».

È soprattutto quest’ultima parola a permettere di comprendere l’impianto. La meditazione non viene proposta come lettura edificante capace di produrre qualche buon sentimento. Deve condurre il sacerdote a riconoscere una parte concreta della propria vita che necessita di essere ricondotta all’ordine del dono ricevuto. La «riforma» riguarda quindi anzitutto il ministro.

Il percorso prende avvio dal fine della vocazione sacerdotale e dai mezzi attraverso i quali Dio ha condotto il sacerdote all’Ordinazione. Entra poi nella confessione e nella gravità del peccato del ministro, affronta la disciplina della vita e la necessità dello studio, conduce alla santità e allo zelo apostolico, fino a raggiungere la Passione di Cristo, la celebrazione della Messa e l’Ufficio divino.

Non volevo modernizzare il libro fino a renderlo irriconoscibile. Il linguaggio ascetico dell’Ottocento possiede una severità e una costruzione argomentativa che possono risultare distanti dal sacerdote contemporaneo; dietro quella forma rimane però un itinerario molto preciso. L’intervento editoriale ha cercato quindi di rendere più accessibile la lingua e di accompagnare il lettore senza modificare la direzione fondamentale del ritiro.

Il sacerdote davanti alla propria verità

La dignità ricevuta nell’Ordinazione non viene utilizzata per alimentare una coscienza privilegiata del proprio stato. Diventa misura della responsabilità. Proprio perché al ministro è stato affidato molto, la familiarità con le cose sacre non può essere confusa con la santità personale.

Il rapporto con il peccato occupa per questo una parte importante del ritiro. La severità di alcune formulazioni appartiene chiaramente alla spiritualità sacerdotale del suo tempo e nella rivisitazione ho cercato di mantenerne il richiamo alla responsabilità collocandolo dentro la misericordia. La verità sulla propria vita deve rendere possibile una conversione reale.

Custodire ciò che il ritiro ha mostrato

La conclusione dell’edizione rivisitata porta il titolo Custodire la grazia ricevuta. Il cammino viene ricondotto alla vita che attende il sacerdote fuori dal ritiro. Il testo mette in guardia dal moltiplicare propositi destinati a scomparire rapidamente e invita a riconoscere pochi punti concreti nei quali ciò che è stato compreso possa diventare fedeltà quotidiana.

Perché rimetterlo nelle mani dei sacerdoti

Non mi interessava ripubblicare Bonanni per una ragione antiquaria e nemmeno aggiungere un altro documento alla storia dell’Istituto. Se il libro veniva rimesso nelle mani dei sacerdoti, doveva poter tornare alla funzione per la quale era stato scritto.

A duecento anni di distanza sono mutate moltissime condizioni della vita sacerdotale. Non è mutata la possibilità che il ministero, proprio attraverso la sua ripetizione quotidiana, diventi progressivamente un’abitudine nella quale i gesti continuano mentre il cuore perde intensità. L’anniversario dell’Ordinazione può diventare un momento nel quale il sacerdote torna davanti alla grazia dalla quale quegli anni hanno avuto origine e permette che essa interroghi nuovamente il presente.

Il lavoro sul testo avrebbe prodotto una conseguenza che non avevo previsto. Più ascoltavo Bonanni parlare della vita sacerdotale, più diventava insufficiente ciò che sapevo dell’uomo che aveva scritto quelle pagine. Da qui cominciò il libro successivo.


Lo spirito sacerdotale rinnovato è un’opera di Gaetano Bonanni pubblicata originariamente nel 1825. L’edizione del 2026 è un’edizione rivisitata e annotata a cura di don Mario Proietti, C.PP.S.

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