Ritiro del clero del 10 aprile 2025 presso la chiesa di Ferentillo
Il 10 aprile cinquantadue sacerdoti dell’Arcidiocesi di Spoleto-Norcia si sono riuniti nella chiesa di Ferentillo con l’Arcivescovo mons. Renato Boccardo. Era il terzo incontro guidato da dom Alessandro Barban e cadeva ormai sulla soglia della Settimana Santa. Dopo il canto dell’Ora Terza, la meditazione ha affrontato la ritualità dei giorni santi e l’atteggiamento pastorale con cui accompagnare le comunità dentro il mistero pasquale.
La familiarità con i riti può generare una pericolosa assuefazione. Il sacerdote conosce le rubriche, prepara gli spazi e coordina i diversi ministeri; proprio l’esperienza accumulata rischia di coprire lo stupore. Dom Alessandro ha invitato a ritrovare la forma unitaria della celebrazione, nella quale la Scrittura proclamata e i gesti liturgici si interpretano reciprocamente.
La liturgia non ricostruisce scenicamente gli avvenimenti di Gerusalemme. La processione delle Palme non è una rappresentazione dell’ingresso di Gesù nella città, così come la lavanda dei piedi non è un episodio teatrale inserito nella Messa. Attraverso il memoriale sacramentale la Chiesa viene resa contemporanea alla Pasqua del Signore e vi partecipa nel proprio oggi.
La Domenica delle Palme tiene insieme l’acclamazione e la Passione, impedendo di separare la gloria dalla via della croce. La Messa nella Cena del Signore apre il Triduo e introduce nell’offerta di Cristo mediante l’Eucaristia e il gesto del servizio. Il Venerdì Santo conduce l’assemblea davanti alla croce con una sobrietà che permette alla Parola, al silenzio e all’adorazione di conservare la propria forza.
La Veglia pasquale costituisce il cuore della grande azione liturgica. Il fuoco acceso nella notte, il cero che entra nella chiesa e la storia della salvezza proclamata nelle letture accompagnano il passaggio dalle tenebre alla luce. L’acqua battesimale rende presente la nascita del popolo nuovo e l’Eucaristia conduce la celebrazione al suo compimento. Ogni segno parla al corpo e alla fede dell’assemblea.
Da questa struttura nasce un criterio pastorale importante: i segni ricevuti dalla tradizione hanno bisogno di essere preparati con cura e lasciati agire. Una spiegazione continua può indebolirli quanto una celebrazione frettolosa. Il sacerdote serve il rito quando ne rispetta il ritmo e aiuta i fedeli a entrarvi attraverso una catechesi proposta nel tempo opportuno.
Anche la predicazione dei giorni santi chiede di rimanere concentrata sul mistero celebrato. La Risurrezione è il centro dell’annuncio cristiano e non una conclusione luminosa aggiunta dopo il racconto della Passione. La Pasqua raggiunge le ferite della comunità e annuncia che la morte è stata attraversata dal Figlio, aprendo una vita che nessuna potenza umana può chiudere.
Prima di predisporre ogni dettaglio, il celebrante è chiamato a preparare se stesso. La Settimana Santa domanda presenza interiore e disponibilità a ricevere ancora una volta ciò che egli celebra da anni. L’abitudine viene vinta dallo stupore di chi riconosce che l’azione appartiene a Cristo e che il ministro vi entra insieme al popolo.
Il ritiro di Ferentillo ha così raccolto il cammino iniziato prima della Quaresima. La misericordia ricevuta, la Scrittura delle domeniche e i riti del Triduo conducono verso l’unica Pasqua. Celebrare significa lasciarsi coinvolgere nell’offerta del Signore, affinché la vita della comunità riceva la forma della sua morte e risurrezione.

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