don Mario Proietti, C.PP.S.

Due palmi sopra il cuore

Discernere il presente con lo sguardo della fede

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DALLA TEMPESTA AL CENTRO: CRISTO NELLA MISSIONE DELLA CHIESA

Il messaggio di Leone XIV ai vescovi dell’Amazzonia e il criterio che rimette ordine nella missione

Cari amici, negli ultimi anni poche realtà ecclesiali hanno suscitato discussioni intense quanto l’Amazzonia. Il Sinodo del 2019, le questioni ambientali, la situazione dei popoli indigeni, l’organizzazione pastorale di territori immensi e la scarsità dei sacerdoti hanno generato attese, preoccupazioni e letture molto differenti. Intorno a quella regione si sono concentrate alcune delle tensioni che attraversano oggi la Chiesa, fino al punto che parlare di Amazzonia significa spesso entrare immediatamente dentro uno schieramento. È precisamente per questo che il breve messaggio inviato da Leone XIV ai vescovi della Conferenza ecclesiale dell’Amazzonia, riuniti a Bogotá dal 17 al 20 agosto, merita di essere letto con attenzione. In poche righe il Papa riesce infatti a riportare una realtà complessa verso ciò che viene prima di ogni discussione ecclesiale: la missione ricevuta da Cristo.

Il testo riconosce quanto il cammino sinodale ha insegnato sull’ascolto e sulla partecipazione delle diverse vocazioni nella Chiesa, e invita i vescovi a esercitare la loro responsabilità dentro l’unità e la collegialità proprie dell’episcopato. È significativo che il Papa parta proprio da qui. La partecipazione ecclesiale viene assunta e valorizzata dentro la forma sacramentale della Chiesa, in modo che il cammino comune aiuti concretamente i vescovi diocesani e i vicari apostolici a compiere la missione loro affidata. La sinodalità appare così come una via che serve la missione e la comunione ecclesiale, senza diventare un principio autonomo capace di sostituirle.

È però il passaggio successivo a dare al messaggio la sua forza. Leone XIV indica le grandi questioni che caratterizzano l’Amazzonia, dalla situazione dei popoli che vi abitano fino alla responsabilità verso il creato, e le raccoglie dentro la missione della Chiesa di annunciare il Vangelo. Il Papa non tratta queste realtà come capitoli indipendenti di un programma pastorale. Le colloca dentro una visione nella quale Cristo ricapitola tutte le cose e diventa la luce capace di dare ordine alla presenza ecclesiale in quel territorio.

Qui si comprende perché questo breve telegramma possa dire molto anche oltre l’Amazzonia.

Una delle fatiche della Chiesa contemporanea nasce infatti dalla quantità di questioni che chiedono continuamente attenzione. Povertà, ambiente, migrazioni, culture locali, partecipazione ecclesiale, strutture pastorali e trasformazioni sociali sono realtà vere e spesso urgenti. Quando ciascuna viene affrontata separatamente, la missione rischia di apparire come una somma crescente di compiti. La Chiesa può allora sembrare un’organizzazione religiosa impegnata in molti campi meritevoli, mentre diventa meno evidente ciò che rende cristiana la sua presenza dentro tutti quei campi.

Leone XIV compie il movimento opposto: riporta tutto verso Cristo.

Nel messaggio afferma che agli abitanti dell’Amazzonia deve essere offerto il «pane fresco e puro della Buona Novella» insieme al nutrimento dell’Eucaristia, perché proprio da qui nasce il popolo di Dio come Corpo di Cristo. L’immagine è molto forte. L’evangelizzazione non appare come un’aggiunta spirituale che arriva dopo aver affrontato i problemi sociali del territorio. È la sorgente dalla quale la Chiesa comprende anche il modo di servire l’uomo e custodire il creato.

Questo orientamento permette di leggere diversamente anche la giustizia sociale.

Il Papa collega l’annuncio di Cristo alla diminuzione dell’ingiustizia e richiama la lettera a Filemone, nella quale Paolo invita a riconoscere nello schiavo Onesimo un fratello. È una prospettiva profondamente cristiana: la fede modifica il modo in cui guardiamo l’altro perché l’incontro con Cristo cambia il criterio delle relazioni. La dignità dell’uomo non viene difesa soltanto attraverso una sensibilità sociale condivisibile da molti; per il cristiano essa acquista una profondità ulteriore nell’appartenenza a un unico Signore che rende possibile riconoscersi fratelli.

Anche la cura della casa comune viene inserita dentro questo ordine.

Leone XIV parla dei beni naturali come realtà affidate da Dio alla responsabilità dell’uomo e capaci di manifestare la bontà e la bellezza del Creatore. Nello stesso passaggio richiama un limite importante: il creato non viene distrutto irresponsabilmente e non viene neppure trasformato in oggetto di adorazione. La natura rimane dono, segno e responsabilità, dentro una creazione che conduce verso Dio. Il riferimento agli Esercizi spirituali di sant’Ignazio mostra bene questa prospettiva: le cose create vengono ricevute in rapporto al fine dell’uomo, che è lodare Dio e giungere alla salvezza.

Mi sembra che qui emerga uno dei tratti più interessanti del primo magistero di Leone XIV.

Il Papa non sembra avere bisogno di scegliere tra evangelizzazione e attenzione alle questioni sociali. Cerca piuttosto l’ordine nel quale queste realtà possano stare insieme. Quando Cristo rimane al centro, l’annuncio del Vangelo non rende meno concreta la cura dell’uomo e la responsabilità verso il mondo ricevuto; offre loro una misura capace di impedire che la missione cristiana si dissolva lentamente in un’attività umanitaria indistinguibile da molte altre iniziative buone già presenti nella società.

Questa distinzione è importante soprattutto nell’Amazzonia, dove la Chiesa incontra situazioni umane che esigono un coinvolgimento reale. Parlare di Cristo davanti a popoli minacciati da sfruttamento, povertà e distruzione ambientale non può significare ignorare ciò che essi vivono. Il Vangelo stesso obbliga a guardare quelle ferite. Allo stesso tempo, la Chiesa perderebbe qualcosa della propria identità se arrivasse a considerare sufficiente la sola difesa sociale delle popolazioni o la custodia dell’ambiente, come se l’annuncio del Signore appartenesse a un livello successivo e facoltativo della missione.

È precisamente qui che il messaggio del Papa rimette ordine.

Cristo non viene collocato accanto alle altre priorità. Diventa il centro dal quale esse ricevono il loro significato ecclesiale. La giustizia verso l’uomo acquista la profondità della fraternità cristiana; la cura del creato ritrova il Creatore; l’Eucaristia edifica quel Corpo nel quale popoli diversi vengono realmente raccolti in una comunione nuova.

Forse questo criterio può aiutarci anche molto lontano dall’Amazzonia.

Ogni Chiesa locale conosce il rischio di smarrire il centro dentro la moltiplicazione delle urgenze. Anche una parrocchia europea può dedicare energie considerevoli alla gestione delle strutture, all’assistenza, alla cultura, alla comunicazione e alle iniziative sociali, scoprendo progressivamente che il nome di Cristo è diventato lo sfondo implicito anziché la sorgente esplicita della propria vita. Quando accade, le attività possono continuare a essere generose e il cuore della missione comincia lentamente a diventare meno riconoscibile.

Il problema non si risolve abbandonando le questioni concrete per rifugiarsi in un annuncio disincarnato. Si risolve ritrovando l’ordine cristiano delle cose, nel quale tutto ciò che riguarda l’uomo viene assunto dentro l’incontro con Cristo.

Il messaggio inviato ai vescovi dell’Amazzonia mi sembra prezioso proprio per questa semplicità. Non offre un nuovo programma e non riapre le discussioni che hanno accompagnato il Sinodo amazzonico. Ricorda ciò che deve precedere ogni programma: la Chiesa esiste per annunciare il Vangelo, celebrare l’Eucaristia e generare un popolo nel quale l’incontro con Cristo trasformi concretamente il modo di abitare la storia.

Quando questo centro rimane vivo, anche le questioni più complesse possono essere affrontate senza perdere l’identità cristiana.

La tempesta delle interpretazioni, delle sensibilità e delle urgenze continuerà inevitabilmente ad accompagnare la Chiesa. Forse il compito non consiste nel trovare una stagione ecclesiale finalmente priva di tensioni. Consiste nel sapere verso dove guardare mentre la barca attraversa il mare.

Il messaggio di Leone XIV ai vescovi dell’Amazzonia indica quel punto con una chiarezza difficilmente equivocabile: Cristo rimane al centro della missione della Chiesa.

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