Il desiderio di Dio e la pena dell’attesa
Il cammino dell’Ottavario ci conduce oggi nel cuore della pena purgatoriale. Dopo aver contemplato la conformità delle anime alla volontà divina e la gioia che cresce durante la purificazione, santa Caterina da Genova ci fa sostare davanti al dolore prodotto dalla visione di Dio ancora differita.
Sulla terra conosciamo il dolore dell’assenza. Lo avvertiamo quando una persona amata muore e il luogo che occupava nella nostra vita rimane improvvisamente vuoto. Un gesto consueto, una stanza o una parola ascoltata per caso possono riaprire la memoria. La persona non è più raggiungibile attraverso la voce e il contatto; il cuore continua a cercarla dentro una quotidianità che ha perduto qualcosa della propria forma.
La pena delle anime purganti appartiene a un ordine diverso. Esse hanno terminato il pellegrinaggio terreno e la loro scelta è ormai compiuta. Sono morte nella grazia di Dio e appartengono per sempre a Cristo. Nessuna incertezza grava sul loro destino eterno. Proprio questa certezza rende più intenso il desiderio della piena comunione.
Santa Caterina scrive:
«Dall’altra parte poi hanno una pena tanto estrema, che non si trova lingua che la possa narrare, né intelletto che possa capirne una minima scintilla, se Dio non gliela mostrasse per grazia speciale. Dio ha creata l’anima pura, semplice e netta di ogni macchia di peccato, con un certo istinto beatifico verso di Lui».
La santa parla di un «istinto beatifico», un orientamento radicale della creatura verso il proprio Creatore. L’uomo è stato fatto per Dio e nessun bene limitato può colmare interamente il desiderio che porta nel cuore. San Tommaso insegna che la beatitudine perfetta consiste nella visione dell’essenza divina, perché soltanto in essa l’intelletto e la volontà trovano il proprio compimento (Summa theologiae, I-II, q. 3, a. 8).
Durante la vita possiamo distrarci da questa destinazione. I beni creati esercitano un’attrazione immediata e finiscono facilmente per occupare il posto del Creatore. Cerchiamo la felicità nel possesso e nel riconoscimento degli altri. Persino le realtà buone possono diventare rifugi nei quali tentiamo di evitare la domanda ultima sul senso della nostra esistenza.
L’anima purgante non può più ingannarsi. La luce ricevuta le permette di riconoscere Dio come il proprio Bene supremo e di vedere quanto ancora le impedisce di entrare nella piena comunione con Lui. Ogni attaccamento disordinato appare nella sua verità. La pena nasce dall’incontro tra il desiderio della visione beatifica e la necessità di una purificazione ancora incompiuta.
Questa attesa non contiene disperazione. La disperazione appartiene alla perdita della speranza; le anime del Purgatorio possiedono invece una certezza incrollabile. Sanno che vedranno Dio e che nessuna forza potrà più separarle da Lui. La loro sofferenza è custodita dentro questa sicurezza.
Possiamo comprendere qualcosa attraverso l’esperienza di chi attende una persona amata sapendo che arriverà. L’attesa diventa più intensa quando l’incontro è vicino. Ogni istante sembra dilatarsi, perché il desiderio ha già raccolto tutte le proprie energie verso una presenza certa. Nel Purgatorio questa dinamica raggiunge una profondità che supera ogni nostra esperienza terrena: l’anima desidera Colui per il quale è stata creata e davanti al quale ogni altro bene rivela il proprio limite.
Il peccato ci appare spesso meno grave perché lo misuriamo attraverso le sue conseguenze visibili. Alcune colpe sembrano piccole quando non producono uno scandalo pubblico o un danno immediatamente riconoscibile. Davanti alla santità di Dio comprendiamo che ogni peccato introduce un disordine nella nostra capacità di amare. Anche quando la colpa è stata perdonata, possono restare abitudini da guarire e conseguenze che chiedono riparazione.
Il Purgatorio manifesta la serietà della grazia ricevuta. Dio non lascia incompiuta la creatura che si è affidata a Lui. La sua misericordia raggiunge le profondità della persona e porta a compimento ciò che durante la vita è rimasto imperfetto. La pena appartiene a questa guarigione e conduce verso una comunione ormai irrevocabilmente promessa.
Il dolore del lutto può essere illuminato da questa speranza. Quando preghiamo per una persona cara, riconosciamo che la sua storia è custodita da Dio e che il nostro amore può ancora assumere la forma del suffragio. Non pretendiamo di sapere quale sia la condizione della sua anima. La affidiamo al giudizio di Cristo, che conosce la verità di ogni coscienza e ha versato il proprio Sangue per la salvezza degli uomini.
Anche l’aridità spirituale vissuta sulla terra può educare il desiderio. Ci sono momenti nei quali la preghiera non offre consolazione e la presenza di Dio sembra velata. Questa esperienza non significa necessariamente che il Signore si sia allontanato. Può diventare un tempo nel quale impariamo a cercarlo per ciò che Egli è, lasciando cadere il bisogno di percepire continuamente una risposta sensibile.
Il desiderio di Dio cresce quando viene alimentato. L’Eucaristia e l’adorazione orientano il cuore verso la presenza di Cristo. La meditazione della Scrittura rende familiare la sua voce. Il peccato deliberatamente custodito compie il movimento opposto: rende il cuore meno sensibile e lo abitua a vivere come se Dio fosse marginale.
Le anime purganti ci ricordano che saremo pienamente noi stessi quando vedremo il Signore. La vita eterna non dissolve la nostra identità; la conduce alla sua verità. Tutto ciò che abbiamo amato secondo Dio troverà compimento e ogni comunione vissuta nella grazia sarà restituita dentro la comunione dei santi.
Preghiera
Signore Gesù Cristo, tu conosci il desiderio più profondo che hai posto nel cuore dell’uomo.
Ti affido i fedeli defunti che attendono la piena contemplazione del tuo volto. Purifica quanto ancora ostacola la comunione e porta a compimento in loro l’opera iniziata dal Battesimo.
Ricorda in modo particolare l’anima di (pronunciare il nome). Accogli la preghiera che oggi offro e applicale, secondo la tua sapienza, il dono dell’indulgenza.
Sostieni coloro che piangono una persona amata. Fa’ che la memoria diventi intercessione e che il dolore trovi nella tua risurrezione una speranza capace di attraversare l’assenza.
Accresci anche in me il desiderio di te. Liberami dalle realtà alle quali mi aggrappo come se potessero colmare il cuore. Insegnami a cercarti nella preghiera e a vivere ogni giorno rivolto verso l’incontro definitivo con te.
Maria, Madre della speranza, custodisci i nostri defunti e accompagnaci verso la casa del Padre. Amen.
Per custodire la meditazione
Scegli oggi un breve tempo di silenzio davanti al tabernacolo. Porta con te il nome di una persona defunta e consegna al Signore il vuoto lasciato dalla sua assenza. Domanda che il desiderio del cielo cresca in lei e anche nel tuo cuore.
Ripeti lentamente:
«Signore, accendi in noi il desiderio del tuo volto».
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