don Mario Proietti, C.PP.S.

Due palmi sopra il cuore

Discernere il presente con lo sguardo della fede

Oggi
Calendario liturgico

QUANDO IL FUOCO DIVENTA LUCE

Siamo giunti alla fine dell’Ottavario, anche se il mistero davanti al quale abbiamo sostato rimane più grande delle nostre parole. Abbiamo cercato di avvicinarci al Purgatorio liberandolo dalle immagini che lo riducono a una pena inflitta dall’esterno. Lo abbiamo contemplato dentro il mistero pasquale di Cristo, come compimento dell’opera iniziata in noi dal Battesimo e portata avanti, spesso tra resistenze e ricadute, durante l’intera esistenza.

La morte non rende inutile ciò che abbiamo vissuto. Porta alla luce ciò che siamo diventati. Davanti a Cristo cade ogni possibilità di nasconderci, di giustificarci, di rivestire di apparenze le nostre scelte. Rimane la verità dell’amore accolto e donato, insieme a tutto ciò che in noi attende ancora di essere guarito.

Per chi muore nella grazia di Dio, questa verità non conduce alla disperazione. L’anima appartiene ormai al Signore. La sua salvezza è certa. Il suo desiderio è orientato interamente verso di Lui. Eppure, proprio perché ormai vede con chiarezza il bene al quale è chiamata, avverte dolorosamente tutto ciò che ancora le impedisce di accogliere senza ombre la comunione divina.

Il Purgatorio appartiene così alla vittoria della Pasqua. Nessuno può purificarsi con le proprie forze, né durante la vita né oltre la morte. È Cristo che salva. È il suo sangue che redime. È il suo Spirito che porta a compimento la santificazione. La purificazione ultima non aggiunge qualcosa alla Croce, quasi che il sacrificio del Signore fosse insufficiente. Ne applica pienamente il frutto alla persona concreta, fino a renderla capace di partecipare alla vita di Dio secondo la misura preparata per lei dalla grazia.

Anche il fuoco, allora, deve essere compreso a partire dall’amore. La tradizione della Chiesa ha utilizzato questa immagine per esprimere la serietà della purificazione e l’intensità del desiderio di Dio. Non sappiamo in quale modo tale purificazione avvenga. Sappiamo che essa è reale e che raggiunge le profondità della persona. La stessa santità divina, accolta dall’anima salvata, consuma quanto è incompatibile con la carità perfetta. Ciò che brucia non è l’amore ricevuto, bensì ogni residuo di egoismo che ancora ne ostacola la trasparenza.

La sofferenza del Purgatorio custodisce perciò una speranza che non può essere perduta. L’anima non teme più di essere separata da Dio per sempre. Attende il compimento. Il suo dolore nasce dal desiderio e dalla consapevolezza di non poter ancora contemplare il Signore nella piena luce della visione beatifica. È una povertà ardente, attraversata dalla certezza che l’opera divina giungerà alla sua perfezione.

Questa certezza non rende inutile la nostra preghiera per i defunti. La comunione dei santi ci impedisce di pensare alla salvezza come a una vicenda privata. In Cristo continuiamo ad appartenere gli uni agli altri. La morte interrompe molte forme della presenza, senza spezzare la comunione ecclesiale. Per questo la Chiesa offre l’Eucaristia, compie opere di carità, concede indulgenze applicabili ai defunti e invita i fedeli a pregare per loro.

Il suffragio non pretende di modificare la volontà di Dio. È già un frutto della sua misericordia. Il Signore ha voluto che la carità dei membri della Chiesa potesse giovare agli altri membri del medesimo Corpo. Quando facciamo celebrare una Messa per una persona defunta, la consegniamo all’unico sacrificio di Cristo. Quando offriamo per lei una rinuncia, una visita al cimitero o un’opera di misericordia, confessiamo che l’amore ricevuto dal Signore può attraversare anche la distanza della morte.

Pregare per i defunti educa anche noi a vivere. Ci ricorda che il tempo presente possiede un valore eterno. Ogni gesto di carità prepara il cuore alla comunione definitiva; ogni resistenza alla grazia lascia una ferita che dovrà essere guarita. Il pensiero del Purgatorio invita a non rimandare la conversione. La misericordia di Dio ci raggiunge oggi, dentro le relazioni concrete e le occasioni quotidiane nelle quali possiamo imparare ad amare.

Un giorno anche la purificazione terminerà. Il desiderio troverà il suo compimento. L’anima sarà introdotta nella visione di Dio e, nella risurrezione finale, l’intera persona parteciperà alla gloria di Cristo. Allora il fuoco sarà diventato luce: non perché l’amore divino abbia cambiato natura, bensì perché nulla, nella creatura, gli opporrà più resistenza.

Rimane, per noi che siamo ancora in cammino, una domanda semplice e severa: che cosa sto permettendo al Signore di purificare oggi?

Ci sono attaccamenti che difendo, perdoni che rinvio, verità che temo di riconoscere. Il Signore non attende la morte per cominciare la sua opera. Già ora ci visita con la Parola, i sacramenti, la correzione fraterna e gli incontri che mettono a nudo il cuore. Ogni volta che cediamo alla grazia, qualcosa in noi viene liberato. Ogni volta che scegliamo la carità, impariamo la lingua del cielo.

Al termine di questo Ottavario affidiamo dunque al Padre tutti i nostri defunti, quelli che ricordiamo per nome e quelli dei quali nessuno conserva più memoria. Affidiamo anche noi stessi, perché il pensiero della morte non ci chiuda nella paura e ci renda più veri. La speranza cristiana non consiste nel dichiarare in anticipo ciò che appartiene al giudizio di Dio. Consiste nell’abbandonarci alla sua giustizia misericordiosa, certi che Cristo ha vinto la morte e desiderosi di lasciarci trasformare dal suo amore.

Preghiera conclusiva

Signore Gesù Cristo,
morto per i nostri peccati
e risorto per la nostra salvezza,
accogli nella tua misericordia
i fedeli defunti che abbiamo ricordato
durante questi giorni.
Porta a compimento in loro
l’opera iniziata dalla tua grazia.
Purifica quanto ancora attende guarigione
e introducili nella gioia della tua presenza.
Accogli anche coloro
per i quali nessuno prega,
quelli che hanno lasciato questa vita nella solitudine
e quanti portano davanti a te
una storia conosciuta soltanto dal tuo cuore.
Insegna a noi, ancora pellegrini,
a non sprecare il tempo che ci è affidato.
Rendici pronti al perdono,
fedeli nella carità
e vigilanti nell’attesa.
Fa’ che l’Eucaristia
nutra la nostra comunione con te
e tenga vivo il legame con coloro
che ci hanno preceduto.
Quando giungerà la nostra ora,
non permettere che ci separiamo da te.
Conducici attraverso la morte
alla luce del tuo volto,
dove ogni ferita sarà guarita
e ogni amore vero troverà compimento.
Tu che vivi e regni
nei secoli dei secoli.
Amen.

Per custodire il percorso

Nei prossimi giorni scegli il nome di un defunto da affidare in modo particolare al Signore. Fai celebrare per lui, se possibile, una Santa Messa oppure partecipa all’Eucaristia offrendo la tua preghiera. Unisci al suffragio un gesto concreto di riconciliazione o di carità. Sarà il modo più vero per lasciare che la memoria dei morti renda più evangelica la vita.

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