don Mario Proietti, C.PP.S.

Due palmi sopra il cuore

Discernere il presente con lo sguardo della fede

Oggi
Calendario liturgico

LA QUIETE DELL’IMMACOLATA NEL CUORE DELLA CHIESA

Quando giungono i Primi Vespri dell’Immacolata, il cuore della Chiesa sembra raccogliersi dentro una luce quieta. La liturgia ci conduce verso Maria nel primo istante della sua esistenza, quando la grazia di Cristo la raggiunge e la preserva dalla macchia del peccato originale.

Non siamo ancora nella casa di Nazaret davanti all’angelo. Maria non ha pronunciato il suo sì e nessuno sguardo umano ha potuto posarsi su di lei. Dio già opera nel nascondimento e prepara la dimora dalla quale il Verbo riceverà la natura umana.

L’Immacolata Concezione racconta anzitutto la grandezza della redenzione compiuta da Cristo. Maria non si trova fuori dall’umanità bisognosa di salvezza. Anche lei è stata redenta dal Figlio, attraverso una forma singolare e perfetta dell’unica grazia pasquale.

In noi la redenzione libera dal peccato già contratto e ci restituisce la vita soprannaturale mediante il Battesimo. In Maria la grazia di Cristo agisce fin dal primo istante del concepimento, preservandola dalla colpa originale. La stessa Croce dalla quale riceviamo il perdono estende anticipatamente il proprio frutto sulla Madre del Redentore.

Il beato Giovanni Duns Scoto aiutò la teologia occidentale a comprendere questa redenzione preservativa. La mediazione perfetta di Cristo può raggiungere una persona anche impedendo che cada sotto il dominio del peccato. Maria è così la creatura nella quale la potenza salvifica del Figlio si manifesta con una pienezza del tutto singolare.

Il privilegio ricevuto non allontana Maria da noi. Rivela ciò che la grazia può compiere in una creatura interamente disponibile a Dio. Tutto in lei viene dal Signore. La sua santità non è un’autonoma grandezza collocata accanto a Cristo; è il frutto più puro della sua redenzione.

Per questo la solennità dell’Immacolata non sottrae nulla alla gloria del Redentore. La proclama. Quanto più contempliamo la santità di Maria, tanto più riconosciamo la potenza della grazia che l’ha colmata.

Il saluto dell’angelo, «Rallégrati, piena di grazia: il Signore è con te», manifesterà un giorno ciò che Dio ha preparato fin dall’inizio. Maria è già tutta avvolta dal favore divino quando Gabriele entra nella sua casa. Il suo sì sarà realmente libero e nascerà da una persona la cui libertà è stata resa pienamente disponibile al bene.

La grazia non diminuisce la libertà. La guarisce e la perfeziona. Maria è la creatura più libera perché nessuna schiavitù del peccato divide il suo cuore. La sua obbedienza non nasce da una passività senza coscienza. È l’atto pienamente umano di colei che, sostenuta dalla grazia, consegna se stessa al disegno di Dio.

In lei possiamo contemplare qualcosa della condizione originaria voluta dal Creatore e, con maggiore profondità, l’inizio della nuova creazione. Maria è la nuova Eva, associata al nuovo Adamo mediante un’obbedienza ricevuta e vissuta. Il suo sì accoglie nella carne il Figlio che verrà a salvare il mondo con la propria Pasqua.

La purezza dell’Immacolata non deve essere immaginata come distanza dalla miseria umana. Maria conosce la povertà e attraversa il dolore. La preservazione dal peccato le permette di vedere il male con una limpidezza che noi abbiamo perduto e di soffrire davanti ad esso con un cuore indiviso.

La ritroveremo ai piedi della Croce, quando la spada annunciata da Simeone raggiungerà la sua anima. L’Immacolata non viene sottratta alla partecipazione alla Passione del Figlio. La sua santità la rende capace di rimanere in piedi presso di Lui, accogliendo anche nell’ora più oscura la volontà del Padre.

Forse per questo la sua presenza porta quiete. Maria non attira lo sguardo per trattenerlo su di sé. Conduce verso Cristo. Ogni autentica devozione mariana custodisce questo movimento e impara da lei a ricevere il Figlio, ad ascoltare la sua parola e a compiere ciò che Egli dice.

La festa dell’Immacolata offre speranza anche a chi avverte con maggiore dolore il peso del proprio peccato. Nessuno di noi ha ricevuto il privilegio singolare concesso a Maria. Tutti siamo raggiunti dalla medesima sorgente della grazia: il sacrificio redentore di Cristo. In lei contempliamo anticipatamente la vittoria alla quale il Signore vuole condurre coloro che perseverano nel suo amore.

La santità cristiana non consiste nel costruire con le nostre forze una purezza priva di ferite. Nasce dalla grazia santificante e cresce attraverso la cooperazione della libertà. Chiede il perdono quando cadiamo e ci riconduce alla comunione con Dio.

Maria non ha conosciuto la colpa personale. Conosce però la misericordia più profondamente di noi, perché tutta la sua esistenza proviene dall’atto gratuito con cui Dio l’ha preservata e scelta come Madre del Figlio. Il suo Magnificat attribuisce ogni grandezza al Signore: «Grandi cose ha fatto per me l’Onnipotente».

Durante questi Vespri possiamo sostare davanti a lei senza lasciarci trascinare dalle polemiche che talvolta circondano il linguaggio mariano. La Chiesa ha definito con precisione ciò che deve essere creduto e continua a celebrare il mistero nella liturgia. Le parole della fede proteggono la contemplazione e impediscono che la devozione diventi fantasia.

L’Immacolata rimane nel cuore della Chiesa come segno della vittoria di Cristo sul peccato. La sua luce non proviene da lei stessa. È il riflesso purissimo della grazia ricevuta.

Guardandola, impariamo che Dio può preparare la salvezza anche nel silenzio, molto prima che i nostri occhi riescano a riconoscerne l’opera.

Vergine Immacolata,
preservata dal peccato
per i meriti di Cristo tuo Figlio,
custodisci la nostra fede
e accompagnaci verso di Lui.
Tu che hai accolto la grazia
con cuore indiviso,
insegnaci a non resistere
all’opera di Dio nella nostra vita.
Sostieni chi ha perduto la speranza
e intercedi per chi cerca il perdono.
Fa’ che la Chiesa contempli in te
la bellezza della redenzione
e riconosca che ogni santità
nasce dalla Pasqua di Cristo.
Amen.

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