don Mario Proietti, C.PP.S.

Due palmi sopra il cuore

Discernere il presente con lo sguardo della fede

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IL PAPA PARLA AI RESPONSABILI DELLA VITA PUBBLICA

Cari amici, dopo il saluto al Monumento dei Martiri, Papa Leone XIV ha incontrato ad Algeri le Autorità, la Società Civile e il Corpo Diplomatico nel Centro Convegni “Djamaa el Djazair”. È il primo grande discorso pubblico del viaggio africano e permette già di comprendere con maggiore precisione il modo in cui il Papa intende attraversare questa terra: entrando nella storia concreta dei popoli e chiedendo alla politica, alla società e alle religioni di misurarsi con la dignità dell’uomo e con la responsabilità del bene comune.

Leone XIV ha ricordato di essere già stato ad Annaba, nel 2004 e nel 2013, come figlio spirituale di sant’Agostino, e ha espresso la gratitudine di poter tornare ora in Algeria come Successore di Pietro. Questa memoria personale rende meno formale la visita e chiarisce anche la prospettiva dalla quale il Papa guarda il Paese. Egli si presenta come pellegrino di pace e riconosce nel profondo senso religioso del popolo algerino una risorsa capace di alimentare una cultura dell’incontro e della riconciliazione.

Il discorso parte dalla vita ordinaria della gente. Leone XIV parla della solidarietà, dell’accoglienza e del senso della comunità che attraversano la società algerina, riconoscendo in queste forme quotidiane di fraternità una vera forza morale. È significativo che, rivolgendosi ai responsabili della vita pubblica, il Papa scelga di ricordare anzitutto ciò che viene custodito nelle relazioni semplici tra le persone. Il bene di una società, infatti, non dipende soltanto dalle sue strutture e dalle sue istituzioni, perché trova alimento anche nella qualità umana dei rapporti che riesce a generare.

Da qui nasce il tema della giustizia. Il riferimento alla sadaka, l’elemosina profondamente radicata nella tradizione islamica, permette al Papa di mostrare che condividere ciò che si possiede appartiene alla stessa esigenza della giustizia. La ricchezza che si accumula ignorando chi rimane ai margini produce una ferita nella società e finisce per contraddire quella dignità che ogni tradizione religiosa autentica è chiamata a riconoscere nell’altro.

Il discorso assume allora una portata più ampia. Leone XIV ricorda che le società considerate più avanzate possono conoscere diseguaglianze sempre più profonde e forme nuove di esclusione. L’esperienza storica dell’Africa gli permette di richiamare anche le responsabilità di chi esercita il potere economico e politico sugli altri popoli. L’Algeria, proprio per ciò che ha vissuto, può offrire uno sguardo critico sugli equilibri mondiali e contribuire alla costruzione di rapporti più giusti fra le nazioni.

In questo passaggio il Papa richiama Benedetto XVI e Francesco, collocandosi con chiarezza dentro la continuità della dottrina sociale della Chiesa. Benedetto aveva ricordato che la globalizzazione può aprire possibilità straordinarie di redistribuzione della ricchezza oppure produrre nuove povertà e disuguaglianze; Francesco aveva insistito sulla necessità di includere nella vita sociale, politica ed economica anche coloro che normalmente rimangono lontani dai grandi centri decisionali. Leone XIV raccoglie entrambe queste intuizioni e le porta dentro il contesto algerino.

Particolarmente importante è l’esortazione rivolta a chi esercita l’autorità. Il Papa chiede di non temere una società civile viva, dinamica e libera, nella quale anche i giovani possano contribuire realmente alla costruzione del futuro. La forza di un Paese cresce quando le energie della società vengono messe nelle condizioni di partecipare al bene comune. In questo quadro l’autorità ritrova la propria dignità nella misura in cui si comprende come servizio al popolo e al suo sviluppo.

Qui il discorso raggiunge uno dei suoi punti più chiari. La politica trova il proprio criterio nella giustizia, perché una pace autentica non può essere costruita dove la dignità delle persone viene sacrificata agli interessi di pochi. Leone XIV restituisce così alla politica una misura morale che precede l’efficienza e il successo. Governare significa assumere la responsabilità delle condizioni concrete nelle quali tutti possano vivere con dignità.

Anche la Chiesa cattolica, pur essendo numericamente piccola in Algeria, viene presentata come parte di questo impegno per il bene comune. La sua presenza desidera contribuire alla vocazione particolare del Paese, collocato tra Nord e Sud e tra Oriente e Occidente. Il Mediterraneo e il Sahara diventano allora due immagini potenti: luoghi che per secoli hanno favorito incontri, scambi e attraversamenti e che possono ancora diventare spazi di relazione fra culture diverse.

Proprio per questo il Papa avverte con forza che questi grandi crocevia della storia non devono trasformarsi in luoghi nei quali muore la speranza. Il pensiero corre inevitabilmente alle rotte migratorie, alla tratta delle persone, agli interessi economici costruiti sulla fragilità di chi cerca una vita possibile altrove. Leone XIV chiede di liberare questi spazi dalle logiche che lucrano sulla sventura altrui e di restituire loro la vocazione originaria di incontro.

Nella parte finale il discorso entra ancora più profondamente nella condizione spirituale del nostro tempo. Anche l’Algeria, osserva il Papa, vive la tensione tra senso religioso e modernità. Da questa tensione possono nascere forme di fondamentalismo oppure processi di secolarizzazione che svuotano le parole religiose del loro significato. In entrambi i casi si perde qualcosa di essenziale: da una parte la fede può essere deformata fino a diventare linguaggio di violenza, dall’altra può essere ridotta a un segno consumato e privo di anima.

La risposta proposta da Leone XIV passa attraverso l’educazione al senso critico e alla libertà, l’ascolto, il dialogo e la capacità di riconoscere nel diverso un compagno di viaggio. È una prospettiva esigente perché chiede alle tradizioni religiose di custodire la propria verità senza trasformarla in strumento di dominio, e alle società moderne di non confondere la libertà con lo svuotamento della dimensione spirituale dell’uomo.

Il tema della memoria, già presente al Maqam Echahid, ritorna così nella conclusione. Il Papa chiede di lavorare insieme alla guarigione della memoria e alla riconciliazione fra antichi avversari. La storia non viene cancellata e le ferite non vengono negate. Vengono consegnate a un lavoro più difficile, quello che permette al passato di diventare sapienza invece di trasformarsi in prigione.

Questo discorso ai responsabili della vita pubblica algerina contiene già molte delle linee che probabilmente accompagneranno l’intero viaggio africano. La politica viene richiamata al servizio, la giustizia diventa criterio della pace, la religione viene chiamata a custodire la dignità dell’uomo e la memoria deve aprire un futuro riconciliato. Leone XIV non parla all’Algeria dall’esterno. Entra nella sua storia e, proprio da lì, pone domande che riguardano anche noi.

Forse è questo il tratto più interessante di questa prima giornata: il Papa non si limita a rendere omaggio al Paese che lo accoglie. Gli riconosce una storia, una responsabilità e una possibile missione dentro il nostro tempo. E ricorda a tutti che il destino dei popoli dipende anche dalla qualità morale con cui uomini e istituzioni scelgono di esercitare la libertà ricevuta.

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