don Mario Proietti, C.PP.S.

Due palmi sopra il cuore

Discernere il presente con lo sguardo della fede

Oggi
Calendario liturgico
Relatori dell’Assemblea diocesana durante il confronto sul ministero presbiterale

Il presbitero amico dello Sposo: accompagnare gli adulti all’incontro con Cristo

Il cambiamento d’epoca tocca direttamente la forma del ministero presbiterale. Molti adulti faticano ormai a riconoscere spontaneamente nel cristianesimo una sorgente per comprendere la vita. Il sacerdote è chiamato a servire con rinnovata consapevolezza il loro incontro con Gesù. Mons. Armando Matteo ha espresso questa vocazione attraverso due immagini appartenenti alla tradizione cristiana: il presbitero come mistagogo e come amico dello Sposo.

Il mistagogo introduce nel mistero celebrato e aiuta a riconoscere l’azione di Dio nella vita. L’amico dello Sposo gioisce per l’incontro e dispone quanto può favorirlo, restando fedele al proprio compito di condurre allo Sposo. In questa prospettiva il ministero trova la propria misura: portare le persone a Cristo, accompagnarle nella relazione con Lui e custodire la libertà della loro risposta.

Una diagnosi animata dalla carità

Per svolgere questo servizio occorre conoscere la situazione reale. Mons. Matteo ha parlato di un deficit di diagnosi, richiamando la necessità che sacerdoti e comunità studino i processi culturali che hanno trasformato l’Occidente. Tale attenzione evita di preparare percorsi per destinatari immaginari e riconosce che molti adulti hanno ricevuto una familiarità limitata con la preghiera e con il Vangelo.

La conoscenza pastorale nasce dalla carità. Chi ama guarda con attenzione, ascolta il linguaggio dell’altro e cerca di comprendere le ragioni delle sue scelte. Lo studio dei fenomeni sociali serve il discernimento spirituale, gli offre elementi concreti e impedisce di spiegare ogni distanza dalla Chiesa attraverso la pigrizia o la cattiva volontà.

Questa diagnosi riguarda anzitutto gli adulti. Nella catechesi dei bambini si continua spesso a considerare i genitori come primi educatori della fede, mentre molti di essi pregano raramente, partecipano poco alla vita sacramentale e conoscono in modo frammentario il Vangelo. Il sacerdote e la comunità devono quindi rivolgersi direttamente a loro, creando percorsi nei quali possano incontrare Cristo e riscoprire la propria responsabilità educativa.

Restituire la preghiera alla vita adulta

Tra le indicazioni più forti dell’intervento vi è stata la necessità di aiutare gli adulti a pregare. La preghiera offre un luogo nel quale la persona può fermarsi, ringraziare, interrogare i propri desideri e lasciare che la Parola di Dio giudichi con misericordia la sua esistenza. In un mondo che sollecita continuamente il consumo e disperde l’attenzione, entrare nel silenzio davanti al Signore diventa un’autentica esperienza di libertà.

Il presbitero amico dello Sposo prepara questi incontri con pazienza. Tiene conto del fatto che molti devono ancora apprendere il linguaggio della preghiera. Introduce alla Scrittura, accompagna nell’adorazione e rende accessibili i gesti della tradizione spirituale. Esercita così una paternità che non trattiene le persone presso di sé, poiché le aiuta a vivere sotto lo sguardo di Dio.

Anche il sacerdote ha bisogno di custodire il proprio tempo davanti al Signore. Durante il dialogo l’Arcivescovo ha ricordato il rischio di essere travolti dalle urgenze, come se la salvezza del mondo dipendesse dall’accumulo degli impegni. Il riposo, lo studio e la fraternità presbiterale appartengono all’equilibrio del ministero. Un pastore che non si lascia nutrire fatica a preparare il cibo per gli altri.

La domenica come esperienza di trascendenza

La seconda pista riguarda la domenica. Nel ritmo accelerato della vita contemporanea, il giorno del Signore può diventare un’interruzione capace di aprire alla trascendenza e di ricostruire la comunione. La celebrazione eucaristica domanda quindi una cura concreta: proclamazione comprensibile della Parola, canto realmente assembleare, omelia nutrita e segni liturgici rispettati nella loro forza.

Questa cura lascia emergere la bellezza ricevuta della liturgia, che emerge quando il rito viene celebrato con fede e competenza. L’assemblea viene introdotta nel sacrificio pasquale di Cristo, nel quale la Chiesa riceve la propria vita, anziché essere trattenuta alla superficie dello spettacolo. Una celebrazione preparata con attenzione può offrire alle persone quel raccoglimento che permette di uscire dalla dispersione e di ritrovare l’ordine profondo dell’esistenza.

Il confronto ha richiamato anche la Riconciliazione. Tempi dedicati, celebrazioni penitenziali ben preparate e una presenza sacerdotale stabile possono restituire visibilità al sacramento. L’esperienza del perdono evita che la domenica venga vissuta come un momento gratificante chiuso in se stesso e conduce il credente verso una conversione reale.

La carità completa questo quadro come testimonianza e opera educativa. La comunità cristiana riconosce le nuove povertà prodotte dal disorientamento, dalla solitudine e dalla dipendenza del desiderio. Il sacerdote sostiene tale discernimento e aiuta la comunità a servire l’uomo nella sua interezza.

Ripensare il ministero presbiterale conduce con maggiore chiarezza al suo centro sacramentale e missionario: rendere presente Cristo Pastore, guidare il popolo attraverso la Parola e i sacramenti, preparare l’incontro con lo Sposo. Le forme pastorali potranno cambiare; questa consegna continua a dare unità alla vita del presbitero.

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