don Mario Proietti, C.PP.S.

Due palmi sopra il cuore

Discernere il presente con lo sguardo della fede

Oggi
Calendario liturgico

«Maria si alzò e andò in fretta verso la regione montuosa». (Lc 1,39-45)

Cari amici, buongiorno. Ieri siamo entrati nella casa di Nazaret e abbiamo contemplato le mani che lavorano. Abbiamo scoperto che la santità non sottrae il corpo alla vita ordinaria: lo rende disponibile a compiere con fedeltà ciò che Dio affida. Oggi quelle mani lasciano spazio ai passi. La Parola ricevuta da Maria non rimane custodita soltanto nell’intimità della casa. La mette in cammino verso Elisabetta.

L’evangelista Luca descrive questo passaggio con grande sobrietà: «Maria si alzò e andò in fretta verso la regione montuosa». Poco prima Maria ha ricevuto l’annuncio dell’angelo. Lo Spirito Santo scenderà su di lei e il Figlio dell’Altissimo prenderà carne nel suo grembo. La sua esistenza è ormai entrata in un mistero che supera ogni previsione. Proprio dentro questa esperienza, Maria viene a conoscenza della gravidanza di Elisabetta e parte per raggiungerla.

La grazia ricevuta non la chiude nella contemplazione di ciò che le è accaduto. Le rende più acuto lo sguardo verso un’altra persona.Questo movimento appartiene profondamente alla vita cristiana. Quando Dio entra realmente nella vita, la relazione con lui allarga lo spazio del cuore. La contemplazione diventa capacità di presenza. La Parola accolta crea una disponibilità che cerca il volto dell’altro.

Maria «si alzò». Questo verbo merita attenzione. Prima ancora del viaggio vi è un corpo che lascia il luogo nel quale si trova e assume una direzione. La fede coinvolge la libertà e prende forma in una decisione concreta. Maria non conserva il dono ricevuto come qualcosa che riguarda soltanto lei. Porta Cristo con sé.

Il suo cammino verso Elisabetta diventa così una prima manifestazione della missione. Gesù è ancora nascosto nel grembo della Madre e già viene portato verso un’altra casa. Non vi è predicazione pubblica. Vi è una donna che percorre una strada perché un’altra donna ha bisogno della sua presenza.

Luca aggiunge che Maria va «in fretta». Questa fretta evangelica non coincide con l’agitazione. L’agitazione nasce spesso dalla dispersione: molte cose chiedono attenzione e nessuna riesce più a riceverla veramente. La fretta di Maria nasce invece da una direzione chiara. Ha riconosciuto una necessità e si muove verso di essa.

La carità conosce questa prontezza. Ci sono momenti nei quali amare significa proprio alzarsi. Occorre interrompere qualcosa e modificare un programma. Una persona anziana ha bisogno di essere accompagnata. Qualcuno attraversa una solitudine che una telefonata non riesce più a raggiungere. Una presenza diventa necessaria.

Il corpo entra allora direttamente nell’esercizio della carità. Occorre percorrere una strada e dedicare tempo. Anche ascoltare richiede il corpo: rimanere seduti accanto a qualcuno, sottrarsi alla fretta di concludere l’incontro, permettere che l’altro trovi il proprio ritmo.

Il Vangelo della Visitazione mostra che la carità cristiana possiede questa concretezza. Maria arriva nella casa di Zaccaria e saluta Elisabetta. È un gesto semplicissimo. Eppure, attraverso quella voce, accade qualcosa di straordinario: il bambino sussulta nel grembo di Elisabetta e la donna viene colmata di Spirito Santo.

Cristo raggiunge quella casa attraverso la presenza della Madre. Questo ci aiuta a comprendere una dimensione importante del corpo cristiano. Il corpo non serve soltanto a compiere attività. Rende possibile la presenza. Attraverso di esso occupiamo uno spazio accanto a qualcuno. Possiamo far sentire una persona accompagnata oppure lasciarla percepire ancora più sola.

Non sempre la carità deve risolvere un problema. Talvolta la sua forma più vera consiste nel rimanere. Maria resta con Elisabetta circa tre mesi. La Visitazione non è quindi un gesto rapido di cortesia. La fretta del viaggio conduce alla pazienza della permanenza. Questo dettaglio impedisce di confondere la sollecitudine cristiana con l’attivismo. Maria arriva prontamente e poi sa restare.

Qui il Vangelo offre una correzione preziosa anche al nostro modo di servire. Possiamo essere velocissimi nel fare qualcosa per una persona e incapaci di concederle il tempo necessario. La carità possiede un ritmo diverso. Sa muoversi quando è necessario e sa fermarsi quando la presenza diventa il servizio più importante.

Il corpo destinato alla gloria impara proprio questa disponibilità. Tra pochi giorni contempleremo Maria assunta in cielo. Il corpo glorificato della Madre è lo stesso corpo che oggi vediamo attraversare la regione montuosa. La gloria non cancella la storia vissuta. La raccoglie e la porta a compimento.

I passi di Maria verso Elisabetta appartengono alla sua storia eterna. La fatica di quel viaggio e il tempo offerto nella casa della parente non sono episodi irrilevanti davanti a Dio. Tutto ciò che viene vissuto nella carità entra nella vocazione della persona e viene custodito dal Signore.

Questo può cambiare anche il nostro modo di giudicare ciò che facciamo. Molti gesti di servizio non lasciano traccia visibile. Una visita a un malato e il tempo trascorso accanto a una persona sola possono sembrare piccoli rispetto alle grandi opere che attirano attenzione. Davanti a Dio la misura è diversa. Ciò che viene compiuto nell’amore appartiene alla storia della salvezza che egli sta conducendo verso il compimento.

Ieri Nazaret ci ha insegnato la fedeltà del lavoro nascosto. Oggi la Visitazione mostra che quella stessa fedeltà rende il corpo disponibile a uscire da sé. Le mani che lavorano diventano piedi che percorrono una strada e la casa nella quale Dio viene accolto si apre verso un’altra casa.

Domani, alla vigilia dell’Assunzione, san Massimiliano Maria Kolbe ci condurrà ancora più avanti. La disponibilità del corpo raggiungerà la forma

Un gesto per oggi

Facciamo una telefonata a una persona che potrebbe sentirsi sola. Lasciamo che l’ascolto occupi più spazio delle nostre parole.

Alla scuola di sant’Ambrogio

Commentando la Visitazione, sant’Ambrogio osserva: «La grazia dello Spirito Santo non conosce ostacoli che ritardano il passo». Maria non trattiene per sé il dono ricevuto. La presenza di Cristo la conduce verso Elisabetta con una sollecitudine pacata. (Esposizione del Vangelo secondo Luca, II, 19)

Ambrogio legge la prontezza di Maria come effetto della grazia. Lo Spirito non produce agitazione. Rende disponibile e conduce verso l’altro. La sollecitudine della Visitazione nasce da una presenza interiore raccolta.

Preghiera

Spirito Santo, che hai messo Maria in cammino, liberami dalla lentezza del cuore. Mostrami chi attende la mia presenza e donami la prontezza della carità. Madre del Signore, porta Cristo attraverso i miei passi.

Giaculatoria

Maria, portami in fretta verso chi attende.

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