
Per entrare nella meditazione
Cari amici buongiorno. Affermare che Dio è dalla parte della vita lascia aperta la domanda che nasce quando la sofferenza raggiunge una persona giusta e non offre spiegazioni proporzionate. Nella memoria di san Gregorio Magno ci sediamo accanto a Giobbe, il cui dolore non può essere rinchiuso nel sistema religioso costruito dai suoi amici. La fede non ci obbliga a trovare subito una causa e non difende Dio accusando chi soffre. Ci insegna a restare nella relazione con Lui quando il significato degli eventi rimane nascosto. Diamo spazio al lamento e impariamo la pazienza di una presenza che non aggiunga nuove ferite.
Parola da meditare
«Giobbe prese un coccio per grattarsi e stava seduto in mezzo alla cenere» (Gb 2,7-10)
Mettiti alla presenza di Dio
Mettiti davanti a Dio con la povertà di Giobbe. Porta nella preghiera una vicenda che fatichi a ordinare. Lascia da parte le spiegazioni preparate e accogli il tuo turbamento nella forma in cui si presenta. Chiedi la grazia di rimanere davanti al Signore anche quando la sua opera ti appare nascosta.
Ascolta
Giobbe siede sulla cenere con il corpo coperto di piaghe. Ha perduto i figli e i beni; ora la malattia raggiunge la sua carne. La moglie vede soltanto l’inutilità della sua fedeltà. Giobbe rifiuta di maledire Dio e conserva aperta la relazione con Lui. La sua risposta non elimina la domanda che attraverserà tutto il libro. Fermati davanti a quest’uomo ferito. Egli non dispone ancora delle parole con cui esprimerà il proprio lamento. Il suo silenzio sulla cenere contiene già una preghiera. Lascia che il dolore che non sai spiegare rimanga per qualche istante sotto lo sguardo di Dio.
Considera
Giobbe siede sulla cenere e costringe la fede a rinunciare alle spiegazioni troppo ordinate. I suoi amici possiedono un sistema religioso capace di collegare automaticamente sofferenza e colpa; proprio per difendere la giustizia di Dio finiscono per accusare l’uomo ferito. La Rivelazione riconosce un legame tra peccato e sofferenza nella storia dell’umanità, ma impedisce di dedurre da questa verità generale una colpa personale ogni volta che qualcuno soffre. San Giovanni Paolo II vede nel libro di Giobbe una contestazione decisiva di questa semplificazione (Salvifici doloris, 10-11).
San Gregorio Magno ha dedicato a Giobbe una meditazione immensa, i Moralia in Iob, e già questa pazienza insegna qualcosa: il dolore non si lascia attraversare da una frase rapida. Giobbe continua a rivolgersi a Dio, protesta e domanda, perché la sua relazione con il Signore non è morta. Alla fine Dio risponde dal turbine, non spiegando nel dettaglio ogni perdita, ma aprendo lo sguardo di Giobbe su una sapienza più grande della sua comprensione. Il mistero resta e, nello stesso tempo, l’uomo scopre che può affidarsi senza fingere di possedere ciò che gli rimane nascosto.
Cristo porta questa domanda al suo compimento. È il Giusto innocente che attraversa l’abbandono e porta dentro la propria preghiera il grido di ogni uomo ferito. Nel Crocifisso la domanda di Giobbe non viene disprezzata; entra nella relazione filiale del Figlio con il Padre. La risurrezione non ci consegna la spiegazione particolare di ogni prova, ma ci assicura che nessuna sofferenza vissuta in comunione con Cristo cade fuori dalla potenza di Dio.
Anche il modo di accompagnare deve imparare dalla cenere di Giobbe. I suoi amici sono migliori quando siedono accanto a lui in silenzio; diventano ferenti quando pretendono di parlare a nome di Dio contro di lui. Ci sono momenti in cui la carità domanda una parola competente e altri nei quali deve sostenere l’impotenza di non poter risolvere. Domani il Salmo 21 ci mostrerà che, quando la spiegazione non arriva, la relazione può continuare attraverso il grido.
Guarda la tua vita alla luce di Cristo
Quale sofferenza cerchi di spiegare per sottrarti al suo peso? Quando una persona ti racconta la propria prova, riesci ad ascoltarla senza trasformare subito il racconto in una lezione? Presenta al Signore la domanda che torna più spesso dentro di te. Pronunciala con sincerità e rimani in silenzio, lasciando che la tua relazione con Lui sia più profonda della risposta che ancora non possiedi.
Parla al Signore
Dio di Giobbe,
tu conosci la domanda che non trova riposo.
Accoglimi sulla cenere della mia povertà.
Preservami dalle parole con cui tento
di difenderti ferendo chi soffre.
Donami la pazienza di rimanere
e la fede che continua a cercarti
quando il tuo disegno resta nascosto.
Nel volto di Cristo innocente
fa’ che riconosca la tua presenza. Amen.
Riforma la tua giornata
Dedica oggi un tempo preciso ad ascoltare una persona senza darle soluzioni non richieste e senza riportare subito il discorso alla tua esperienza.
Custodisci nel cuore
«Io so che il mio redentore è vivo»
Signore, resta con me quando non comprendo.
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