Tra Santa Croce e la Madonna del Fosco, la storia di una piccola comunità diventata nei secoli luogo d’arrivo per i pellegrini del territorio.
Castagnola è uno di quei luoghi nei quali le dimensioni possono ingannare. Il piccolo nucleo di case raccolto attorno a ciò che resta dell’antico castello sembra quasi nascondersi nel paesaggio. Poi si scopre che poco fuori dall’abitato sorge la Madonna del Fosco e la prospettiva cambia: questa comunità, così piccola, custodisce da secoli una meta verso la quale altri paesi hanno imparato a camminare.
La storia del castello affonda nel Medioevo e si intreccia con le vicende di Giano, Spoleto, Todi e delle signorie che si contesero questo territorio. Delle antiche strutture difensive rimangono alcune parti delle mura, la porta e una torre trasformata nel tempo in campanile. Proprio questa trasformazione offre una prima immagine della storia cristiana di Castagnola: una torre costruita per difendere il paese è diventata il luogo dal quale il suono delle campane lo chiama alla preghiera.
Santa Croce, la chiesa dentro il paese
All’interno del castello sorge la chiesa di Santa Croce, documentata almeno dal Cinquecento e probabilmente più antica. Accanto ad essa si trovavano la canonica e gli spazi della comunità civile. In pochi metri si raccoglievano così i luoghi attraverso i quali il paese amministrava la propria vita e celebrava la propria fede.
Santa Croce è la chiesa che appartiene immediatamente agli abitanti di Castagnola. La sua presenza dentro le mura ricorda battesimi, feste, funerali e generazioni che hanno imparato a pregare nello stesso luogo. Eppure la storia religiosa del paese non è rimasta chiusa entro quel piccolo perimetro. Poco distante, nel bosco, sarebbe nata nel Quattrocento una devozione destinata a superare largamente i confini del castello.
La Madonna del Fosco e una memoria del 1413
La tradizione colloca nell’ultima domenica di giugno del 1413, durante una pestilenza, l’apparizione della Vergine a un giovane pastore in un luogo boscoso vicino a Castagnola. La memoria dell’evento non è rimasta affidata soltanto al racconto orale: una lapide conservata nel santuario richiama quella data e gli Statuti della comunità compilati nel 1464 ricordano già la devozione e la festa.
Secondo la tradizione, cessata la pestilenza gli abitanti innalzarono nel luogo dell’apparizione una piccola maestà. Quell’edicola divenne progressivamente una chiesa e, secolo dopo secolo, il luogo venne ampliato fino alla costruzione dell’attuale santuario, avviata nel 1854 e inaugurata nel 1860. Al centro rimase l’immagine della Madonna con il pastorello, segno attorno al quale si era formata la devozione.
La storia del Fosco racconta bene come una devozione locale possa lentamente diventare patrimonio di molti. La Madonna invocata dagli abitanti di Castagnola durante un tempo di paura cominciò ad attirare persone provenienti dai paesi vicini. Nacquero pellegrinaggi, si accumularono memorie di grazie ricevute e le strade della zona si riempirono, in alcuni giorni dell’anno, di gente che arrivava a piedi pregando.
Quando gli altri arrivano
È qui che Castagnola assume un posto singolare nella geografia della nostra Pievania. Giano, Montecchio, Bastardo e altre comunità hanno mantenuto nel tempo l’abitudine di raggiungere il Fosco. La meta appartiene territorialmente a Castagnola e spiritualmente è diventata una casa condivisa. Nel mese di maggio le strade partono da luoghi differenti e finiscono davanti allo stesso santuario.
Anche l’Abbazia di San Felice entra in questa geografia spirituale. La tradizione ricorda i pellegrini di Giano che, dirigendosi verso il Fosco, passavano dall’Abbazia e sostavano presso il sarcofago di San Felice prima di riprendere il cammino. Nel breve spazio di pochi chilometri, il martire, l’antica casa missionaria e la devozione mariana finivano così per appartenere allo stesso itinerario di fede.
Santa Croce e il santuario esprimono due movimenti complementari. Nella chiesa del paese Castagnola si raccoglie. Al Fosco Castagnola accoglie. Una comunità piccola scopre così che il proprio dono più grande può essere proprio quello di fare spazio agli altri.
Una meta per la Pievania
Il 25 maggio 2025 questa storia acquistò un significato nuovo. Nell’Anno Santo, le comunità della Pievania raggiunsero insieme la Madonna del Fosco per il pellegrinaggio giubilare presieduto dall’Arcivescovo Renato Boccardo. Per secoli gruppi provenienti dai diversi paesi avevano camminato verso lo stesso santuario; quel giorno i percorsi confluirono in un unico pellegrinaggio della Pievania.
Il gesto conteneva già una piccola immagine della Chiesa che stiamo imparando a diventare. Nessuno aveva bisogno di dimenticare da quale paese fosse partito. Bastava accettare che la strada degli altri potesse unirsi alla propria e che la meta fosse comune.
I pellegrinaggi del 2026 hanno continuato questa consuetudine: Giano, Montecchio, Bastardo e Castagnola hanno nuovamente raggiunto il santuario secondo i diversi appuntamenti del mese di maggio. La devozione popolare, molto prima delle nostre strutture pastorali, aveva già tracciato sul territorio una rete di relazioni.
Castagnola può quindi entrare nella Pievania senza misurare il proprio valore dal numero degli abitanti. Custodisce Santa Croce, la memoria del piccolo castello e soprattutto un luogo nel quale gli altri arrivano. È una responsabilità discreta e preziosa.
Forse questo è il dono che la comunità consegna a tutti noi: ricordare che per diventare una sola casa occorre anche una meta verso la quale camminare. Il Fosco ha svolto questo compito per generazioni. Le strade continuano a partire da paesi differenti, mentre alla fine del percorso ci si ritrova davanti alla stessa Madre.
Per approfondire
- Università Agraria di Montecchio, documentazione storica su Castagnola e Santa Croce.
- Documentazione storico-devozionale sul Santuario della Madonna del Fosco e sulla memoria del 1413.
- Arcidiocesi di Spoleto-Norcia, documentazione sui pellegrinaggi e sulla vita del santuario.
- Documentazione della Pievania di San Felice relativa al pellegrinaggio giubilare del 25 maggio 2025.

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