don Mario Proietti, C.PP.S.

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Giano dell’Umbria: dalle mura del castello alla comunione della Pievania

San Michele, Madonna delle Grazie e la memoria di fra Giordano raccontano una comunità antica che oggi impara ad aprire le proprie mura.

Ci sono paesi che sembrano raccontarsi prima ancora che qualcuno cominci a spiegarne la storia. Giano dell’Umbria è uno di questi. Salendo verso il borgo, le case si raccolgono sulla collina e le mura accompagnano ancora lo sguardo, mentre alle spalle si distendono la valle e i Monti Martani. Per secoli quelle pietre hanno indicato un confine preciso: dentro c’era la comunità, fuori cominciava il territorio. Oggi continuano a custodire la memoria di un paese che ha imparato a riconoscersi attorno alle proprie chiese, alle proprie tradizioni e a una storia molto più antica delle generazioni che vi abitano.

La prima attestazione documentaria del luogo risale all’anno 760, quando un placito dell’età longobarda ricorda il sito chiamato Jane. Nei secoli successivi Giano assunse sempre più chiaramente la forma del castello fortificato, legando le proprie vicende a quelle di Spoleto e conservando nello stesso tempo una forte identità locale. È una storia che si può leggere ancora camminando per il paese, perché nel breve spazio racchiuso dalle mura si incontrano luoghi che hanno accompagnato la fede di generazioni diverse.

Dentro le mura, una fede consegnata di generazione in generazione

San Michele Arcangelo appartiene alla memoria più antica della comunità parrocchiale. La facciata in pietra bianca e rosata, il piccolo campanile a vela e ciò che rimane della decorazione absidale del 1501 raccontano un edificio attraversato da molti secoli e da trasformazioni profonde. Alla sua storia appartiene anche un antico Crocifisso ligneo, trasferito per ragioni di sicurezza nella vicina Madonna delle Grazie. Sono opere che acquistano il loro significato pieno quando si pensa alle persone che davanti ad esse hanno pregato, celebrato battesimi, matrimoni e funerali, affidando alla chiesa i passaggi decisivi della propria vita.

Quando San Michele divenne inagibile, la comunità dovette imparare a vivere diversamente anche una consuetudine così radicata. La Madonna delle Grazie, affacciata sulla piazza principale nella parte più alta del borgo, assunse allora un ruolo sempre più importante. La chiesa risale al XIV secolo e porta i segni delle trasformazioni barocche; conserva l’antica immagine della Madonna con il Bambino e altre opere che appartengono a stagioni differenti della storia artistica di Giano. Nel 2013, durante la visita pastorale dell’Arcivescovo Renato Boccardo, fu proprio qui che la comunità si raccolse per la celebrazione di apertura.

Oggi la Madonna delle Grazie è uno dei Centri eucaristici della Pievania di San Felice. È un passaggio che possiede un valore particolare per Giano. La chiesa che per anni ha accolto la vita liturgica del paese è diventata anche uno dei luoghi nei quali la domenica si impara ad appartenere a una comunità più ampia. Le persone continuano a entrare in una chiesa profondamente legata alla propria storia e, attorno allo stesso altare, vengono educate a riconoscere come fratelli anche quanti arrivano da altre parti della Pievania.

Fra Giordano e una memoria che sa partire

Poco fuori dalle mura, la chiesa di San Francesco apre un’altra pagina della storia cristiana di Giano. Edificata nella seconda metà del XIII secolo, conserva affreschi medievali e, nella cappella del Crocifisso, un ciclo attribuito a Giovanni di Corraduccio. È soprattutto la presenza francescana a dare a questo luogo un orizzonte sorprendentemente vasto, perché al nome di Giano è legato uno degli uomini che accompagnarono la prima espansione dei Frati Minori oltre le Alpi.

Fra Giordano da Giano apparteneva alla generazione delle origini. Nel 1220 lasciò l’Italia insieme ad altri frati diretti in Germania. Molti anni dopo, ormai anziano, raccontò a fra Baldovino di Brandeburgo le vicende di quella missione; da quella memoria nacque la Chronica, una delle testimonianze più preziose sulla prima presenza francescana in terra tedesca. È bello pensare che un uomo proveniente da questo piccolo borgo umbro abbia imparato molto presto ciò che ogni comunità cristiana è chiamata a comprendere: quanto si riceve non viene custodito chiudendolo dentro i propri confini, perché il Vangelo domanda sempre una strada sulla quale partire.

Questa memoria rende quasi naturale il collegamento con il cammino ecclesiale presente. Giano possiede una storia fortemente segnata dall’appartenenza al luogo, e proprio da questa terra è partito un frate capace di attraversare l’Europa. Radicamento e apertura hanno già convissuto nella storia del paese molto prima che diventassero parole del nostro linguaggio pastorale.

Quando le mura cominciano ad aprirsi

Il cammino verso la Pievania non è cominciato improvvisamente nel 2023. Dieci anni prima, nell’ottobre 2013, l’Arcivescovo Renato Boccardo compì insieme la visita pastorale alle parrocchie di San Michele Arcangelo in Giano e San Francesco d’Assisi in Bastardo. Le due comunità stavano già sperimentando una collaborazione più intensa e don Giuseppe Iavarone descrisse quel processo con parole semplici: si cercava di diventare «un’unica famiglia», aiutando le persone a comprendere che la Chiesa è una.

Durante quei giorni il Vescovo raggiunse anche le comunità più piccole del territorio. Era già evidente che il futuro avrebbe chiesto di superare una pastorale costruita soltanto attorno all’autosufficienza di ogni singolo centro. Persone abituate per generazioni a identificare la comunità cristiana con la propria chiesa e il proprio campanile cominciavano lentamente a scoprire che l’appartenenza ecclesiale poteva diventare più larga senza cancellare ciò che ciascun luogo aveva ricevuto.

Il 3 ottobre 2023 quel processo ricevette una forma nuova con l’avvio della Pievania di San Felice. Nella celebrazione presieduta dall’Arcivescovo a Bastardo, sacerdoti e laici furono chiamati a condividere più profondamente la responsabilità pastorale di un territorio composto da comunità differenti. Per Giano significava portare dentro una casa più grande ciò che per secoli era stato custodito entro le sue mura.

Questa è forse l’immagine che meglio racconta il posto di Giano nella Pievania. Le mura rimangono e continuano a dare al borgo il suo volto. San Michele conserva la memoria dell’antica comunità, la Madonna delle Grazie continua a radunare i fedeli e San Francesco ricorda un uomo che da queste colline partì verso terre lontane. Nulla di tutto questo perde valore entrando nel cammino comune. Al contrario, acquista la possibilità di essere conosciuto e condiviso dagli altri.

La domenica rende visibile questa trasformazione con la semplicità propria dell’Eucaristia. Nella Madonna delle Grazie entrano persone che portano storie, paesi e consuetudini differenti; ascoltano la stessa Parola e ricevono lo stesso Pane. Poco alla volta la geografia ecclesiale cambia nel cuore prima ancora che sulle carte: il confine della propria comunità non scompare, diventa una porta.

Giano può offrire alla Pievania proprio questa esperienza. Un paese che per secoli ha imparato a custodire dentro mura solide oggi scopre che custodire significa anche aprire, permettendo alla fede ricevuta da quanti ci hanno preceduto di entrare in relazione con quella degli altri. Le pietre rimangono al loro posto. Siamo noi che, attraversandole, impariamo a sentirci parte di una storia più grande.

Per approfondire

  • Comune di Giano dell’Umbria, portale turistico istituzionale: storia del borgo, chiese e personaggi.
  • Arcidiocesi di Spoleto-Norcia, Resoconto della Visita Pastorale nelle parrocchie di Giano dell’Umbria e Bastardo, 5 novembre 2013.
  • Arcidiocesi di Spoleto-Norcia, documentazione sull’avvio del cammino pastorale della Pievania di San Felice, ottobre 2023.
  • Umbria Tourism, documentazione sulla chiesa di San Francesco.
  • Art Bonus, documentazione storico-artistica relativa alla chiesa della Madonna delle Grazie.

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