don Mario Proietti, C.PP.S.

Due palmi sopra il cuore

Discernere il presente con lo sguardo della fede

Oggi
Calendario liturgico

Per entrare nella meditazione

Cari amici buongiorno. Il medico che siede alla tavola dei peccatori ci ha mostrato una misericordia che raggiunge l’uomo e lo rialza. Davanti alla tomba di Lazzaro scopriamo che il Signore della vita non resta estraneo al lutto. Nel mese precedente le lacrime di santa Monica ci avevano insegnato l’intercessione perseverante; ora guardiamo le lacrime del Figlio incarnato. Gesù sa che chiamerà l’amico fuori dal sepolcro e piange con coloro che soffrono. Lasciamo che la speranza pasquale abiti il tempo reale della separazione, senza misurare la fede dalla capacità di trattenere le lacrime.

Parola da meditare

«Gesù scoppiò in pianto» (Gv 11,35)

Mettiti alla presenza di Dio

Avvicinati alla tomba di Lazzaro. Porta con te il nome di una persona che hai perduto, oppure una separazione che continua a pesare nel corpo e nella memoria. Resta per qualche istante davanti a Gesù che vede il pianto di Maria e si lascia raggiungere dal dolore degli amici. Prega lentamente: Signore Gesù, tu conosci la mancanza che porto dentro. Accogli le mie lacrime e anche i giorni nei quali non riesco a piangere. Insegnami a vivere il lutto nella tua presenza e a custodire la speranza della risurrezione.

Ascolta

Maria giunge presso Gesù, si getta ai suoi piedi e ripete la parola già pronunciata da Marta: «Signore, se tu fossi stato qui, mio fratello non sarebbe morto». Il dolore contiene una confessione di fede e una domanda rimasta senza risposta. Gesù vede il suo pianto, osserva quello dei presenti e si commuove profondamente. Poi domanda dove abbiano posto Lazzaro. Lo conducono al sepolcro e il Vangelo consegna due parole: «Gesù scoppiò in pianto». Fermati su questo versetto. Il Figlio di Dio lascia che il dolore passi attraverso il proprio corpo. Le lacrime scendono sul volto di Colui che tra poco chiamerà il morto fuori dalla tomba.

Considera

Davanti alla tomba di Lazzaro, Gesù conosce ciò che sta per compiere e tuttavia piange. Le sue lacrime appartengono alla verità dell’Incarnazione: il Figlio ha assunto una natura umana intera e vive realmente il peso della separazione. Il Catechismo ricorda che ha amato con cuore d’uomo (CCC 470). Sant’Agostino contempla nella stessa scena il fratello che piange e il Signore che, poco dopo, chiamerà il morto fuori dal sepolcro. L’umanità e la potenza divina non si alternano, appartengono all’unico mistero di Cristo.

La certezza della risurrezione non abbrevia il lutto. Gesù sa che Lazzaro tornerà alla vita e non considera per questo inutili le lacrime di Maria. La fede permette di attendere il compimento mentre il corpo continua ad avvertire l’assenza di una voce, di un passo familiare e di un volto amato. Il pianto del Signore rivela anche che la morte non è un evento davanti al quale Dio rimanga indifferente: è il nemico che lacera una comunione voluta dal Creatore e che Cristo affronterà personalmente nella propria Pasqua.

Benedetto XVI ha descritto la consolazione cristiana come un essere-con che spezza la solitudine (Spe salvi, 38). Betania mostra precisamente questo stile. Gesù non offre a Maria una teoria del lutto; entra nel luogo della perdita, ascolta e condivide il pianto. Anche la comunità cristiana deve imparare questa fedeltà nel tempo. Nei giorni delle esequie le presenze possono essere molte, mentre settimane dopo l’assenza diventa più quotidiana e spesso più solitaria.

Ogni lutto possiede un ritmo diverso. Qualcuno piange facilmente, un altro attraversa una lunga aridità; la carità non misura l’amore dalla quantità delle lacrime. Quando il peso diventa troppo grave, cercare un aiuto competente può essere un modo responsabile di prendersi cura di sé. La memoria cristiana porta i nomi dei defunti dentro la preghiera e soprattutto nell’Eucaristia. Domani, nella memoria di san Pio, resteremo davanti alle ferite, ma per chiederci come esse possano diventare segno di appartenenza a Cristo senza trasformarsi in spettacolo o in titolo di superiorità.

Guarda la tua vita alla luce di Cristo

Quale lutto hai cercato di affrettare per paura della tua fragilità? Quale persona attende ancora una presenza capace di ricordare senza invadere? Pronuncia davanti a Gesù il nome di un defunto. Lascia che il silenzio diventi preghiera e affida al Signore ciò che non riesci a esprimere.

Parla al Signore

Signore Gesù,
tu hai pianto davanti alla tomba dell’amico
e hai accolto il dolore di chi ti stava accanto.
Rimani presso di me quando l’assenza si fa pesante.
Ricevi le lacrime che scendono
e custodisci anche l’aridità che mi spaventa.
Donami una fede capace di attendere la risurrezione
senza fuggire dalla verità del lutto.
Rendimi vicino a chi soffre da tempo
e insegnami una presenza rispettosa.
Accogli i nostri defunti nella tua pace
e conducici al giorno dell’incontro. Amen.

Riforma la tua giornata

Raggiungi una persona che porta un lutto non recente e offrile una presenza nella quale possa ricordare senza essere affrettata.

Custodisci nel cuore

«Gesù scoppiò in pianto»

Gesù, resta con me nell’ora delle lacrime.

Rispondi

Scopri di più da Due palmi sopra il cuore

Abbonati ora per continuare a leggere e avere accesso all'archivio completo.

Continua a leggere