«Americano con voi, Papa per tutti». Il gesto di Leone XIV e una sorprendente lezione di democrazia.
Chissà che cosa avranno pensato i candidati alle elezioni americane dell’Illinois quando hanno saputo che tra gli elettori figura anche il Romano Pontefice. Immagino qualcuno domandarsi, con una certa soddisfazione anticipata: «E se avesse votato proprio per me?». Ricevere una preferenza dal successore di Pietro potrebbe sembrare una benedizione elettorale, anche se la legislazione americana, evidentemente poco sensibile alle prerogative pontificie, continua ostinatamente ad attribuire a quel voto lo stesso valore di tutti gli altri.
La curiosità nasce dalla notizia confermata oggi, 30 ottobre, dalla Santa Sede: Leone XIV ha votato per corrispondenza alle elezioni americane di metà mandato del prossimo 3 novembre. Un episodio destinato a suscitare discussioni, perché introduce una novità significativa nel modo in cui siamo abituati a considerare il rapporto tra il Pontefice e la vita politica delle nazioni.
Per secoli i Papi hanno esercitato anche un potere temporale, intervenendo nelle vicende dei sovrani e partecipando direttamente agli equilibri politici dell’Europa. Con la fine dello Stato pontificio nel 1870 e la successiva soluzione della Questione romana nel 1929, quella storia ha conosciuto una trasformazione profonda. L’indipendenza del Papa dalle competizioni politiche nazionali è diventata una delle espressioni più riconoscibili della libertà del suo ministero universale.
Siamo dunque davanti al primo voto documentato di un Papa in carica in un’elezione statunitense, una novità che invita a riflettere sul rapporto fra la responsabilità personale del cittadino e l’universalità del ministero petrino.
Possiamo immaginare le perplessità che accompagneranno questa notizia. Qualcuno vi scorgerà un indebolimento della posizione del Papa al di sopra delle parti; altri, particolarmente gelosi della separazione tra religione e politica, potranno considerarlo un coinvolgimento improprio nella vita democratica di uno Stato. Il voto personale del Pontefice non modifica la posizione internazionale della Santa Sede né la libertà della sua missione. La singolarità del gesto ci invita piuttosto a interrogarci sul rapporto tra l’universalità del ministero petrino e la responsabilità che ogni cristiano conserva verso la comunità civile alla quale appartiene.
Eppure, proprio qui potrebbe trovarsi la novità più interessante.
Robert Francis Prevost è americano, cresciuto in una cultura nella quale la partecipazione civica costituisce un’espressione fondamentale della responsabilità personale. Quell’uomo, diventato Leone XIV, continua a riconoscere il valore di un diritto che accompagna la sua storia e che lo lega alla comunità civile dalla quale proviene.
Viene spontaneo parafrasare sant’Agostino, che il Papa stesso aveva ricordato nel suo primo saluto dalla Loggia di San Pietro: «Americano con voi, Papa per tutti». È una libera applicazione delle parole «Con voi sono cristiano e per voi vescovo», attraverso la quale possiamo cogliere qualcosa della singolare condizione di un uomo chiamato a un ministero universale senza che la sua storia personale venga cancellata.
Il gesto acquista un significato particolare nel nostro tempo, segnato da una crescente sfiducia nelle istituzioni democratiche e da una polarizzazione che trasforma frequentemente il confronto politico in una contrapposizione tra nemici. Proprio mentre molti cittadini si allontanano dalla vita pubblica, persuasi dell’inutilità della propria partecipazione, il Papa ci offre l’occasione di considerare il valore morale di un diritto che rischiamo di trattare con indifferenza.
Si può riconoscere in questa scelta una forma concreta di insegnamento attraverso l’esempio, tanto più eloquente perché coerente con il suo magistero. Nel messaggio del 9 aprile scorso alla Pontificia Accademia delle Scienze Sociali, Leone XIV aveva ricordato che la democrazia autentica riconosce la dignità della persona e chiama ogni cittadino a partecipare responsabilmente alla ricerca del bene comune. Nell’enciclica Magnifica Humanitas ha collegato la salute della democrazia alla ricerca della verità, mostrando quanto la libertà politica abbia bisogno di una coscienza capace di giudicare.
Il Concilio Vaticano II aveva già indicato questa strada nella Gaudium et spes, ricordando che i cittadini hanno il diritto e il dovere di esercitare liberamente il voto per promuovere il bene comune. La stessa costituzione pastorale insegna che la Chiesa rispetta e promuove la libertà politica e la responsabilità dei cittadini.
La novità di Leone XIV potrebbe essere letta proprio alla luce di questa continuità: il cristiano, pur riconoscendosi pellegrino verso una patria definitiva, vive la propria vocazione dentro la storia degli uomini, condividendone le responsabilità. La speranza del Regno di Dio dà profondità all’impegno per la città terrena, nella quale siamo chiamati a costruire condizioni di vita più giuste.
Forse, allora, il gesto del Papa ci invita a ripensare anche il significato della sua posizione al di sopra delle parti. L’indipendenza del ministero petrino custodisce la libertà di annunciare il Vangelo a tutti, mentre la partecipazione democratica richiama il dovere di contribuire al bene della comunità. Nella scelta di Leone XIV possiamo intravedere una possibile convivenza tra queste due responsabilità, senza confondere la missione universale della Chiesa con le appartenenze politiche nazionali.
E torniamo ai candidati dell’Illinois, che abbiamo immaginato incuriositi dalla possibilità di ricevere un voto tanto singolare. Forse la lezione più interessante riguarda proprio loro, come riguarda ciascuno di noi: una democrazia può funzionare soltanto quando chi esercita il potere e chi contribuisce ad affidarglielo riconoscono una responsabilità comune verso il bene della società.
Il Papa americano, con una semplice scheda elettorale, ha offerto l’occasione per tornare a riflettere su questa responsabilità. E sarebbe singolare che, mentre discutiamo animatamente se un Pontefice debba votare, finissimo per dimenticare quanto sia importante che i cittadini prendano sul serio il proprio diritto di farlo.

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