don Mario Proietti, C.PP.S.

Due palmi sopra il cuore

Discernere il presente con lo sguardo della fede

Oggi
Calendario liturgico

3 novembre 2026. Il nome che Dio continua a conoscere

Martedì · Terzo giorno dell’Ottavario

«Per lui tutti vivono» (Lc 20,38)

Per entrare nella meditazione

Cari amici, buongiorno. Dopo la Commemorazione dei fedeli defunti, la nostra giornata riprende il suo ritmo abituale e i nomi delle persone morte sembrano tornare nello spazio riservato alla memoria personale. Il Vangelo ci invita oggi a considerare la fedeltà di Dio, dinanzi alla quale nessuna esistenza è riducibile al breve tratto che gli uomini possono ricordare. Attraverso questa certezza cercheremo di comprendere la distinzione tra il perdono della colpa e la purificazione che può ancora essere necessaria, così da riconoscere quale bene spirituale desideriamo quando chiediamo un’indulgenza per i defunti.

Mettiti alla presenza di Dio

Raccogliti davanti al Signore e pronuncia lentamente il nome di una persona cara. Ricorda che Dio la conosce nella verità che nessuno sulla terra può possedere pienamente e chiedi di affidarla al suo giudizio senza occupare, con la tua immaginazione, il luogo riservato alla sapienza divina. Presentagli anche il desiderio di essere liberato dagli attaccamenti che ancora disordinano la tua vita.

Ascolta

Vangelo secondo Luca 20,27-38. Ascolta la risposta di Gesù ai sadducei, i quali cercano di contestare la risurrezione costruendo una domanda secondo le misure dell’esistenza terrena. Gesù conduce l’attenzione verso la fedeltà di Dio e richiama la rivelazione del suo nome a Mosè, mostrando che la vita ricevuta da Lui non può essere compresa soltanto alla luce delle condizioni di questo mondo.

Vangelo secondo Luca 20,27-38

In quel tempo, si avvicinarono a Gesù alcuni sadducèi – i quali dicono che non c’è risurrezione – e gli posero questa domanda: «Maestro, Mosè ci ha prescritto: “Se muore il fratello di qualcuno che ha moglie, ma è senza figli, suo fratello prenda la moglie e dia una discendenza al proprio fratello”. C’erano dunque sette fratelli: il primo, dopo aver preso moglie, morì senza figli. Allora la prese il secondo e poi il terzo e così tutti e sette morirono senza lasciare figli. Da ultimo morì anche la donna. La donna dunque, alla risurrezione, di chi sarà moglie? Poiché tutti e sette l’hanno avuta in moglie».

Gesù rispose loro: «I figli di questo mondo prendono moglie e prendono marito; ma quelli che sono giudicati degni della vita futura e della risurrezione dai morti, non prendono né moglie né marito: infatti non possono più morire, perché sono uguali agli angeli e, poiché sono figli della risurrezione, sono figli di Dio. Che poi i morti risorgano, lo ha indicato anche Mosè a proposito del roveto, quando dice: “Il Signore è il Dio di Abramo, Dio di Isacco e Dio di Giacobbe”. Dio non è dei morti, ma dei viventi; perché tutti vivono per lui».

Considera

Quando una persona muore, chi resta comincia lentamente a fare esperienza di una particolare povertà della memoria. I ricordi possono mantenersi vivi e talvolta diventare più nitidi, mentre altri particolari si allontanano e il desiderio di trattenere una presenza si scontra con il tempo che continua a passare. La fede ci invita a collocare questo movimento umano davanti alla fedeltà di Dio, per il quale la persona non è un ricordo sbiadito e la cui conoscenza abbraccia tutta la verità della sua esistenza.

Gesù, rispondendo ai sadducei, richiama l’alleanza di Dio con i patriarchi e afferma che tutti vivono per Lui. La risposta evangelica riguarda direttamente la risurrezione e mostra che la promessa divina possiede una forza che oltrepassa la morte. Da essa possiamo ricevere anche una luce per la nostra intercessione, poiché il Signore al quale affidiamo i defunti conosce ciò che essi sono dinanzi a Lui e sa quale purificazione possa ancora essere necessaria per coloro che sono morti nella sua amicizia.

La dottrina cattolica distingue con precisione il perdono del peccato dalla remissione della pena temporale. Nel sacramento della Penitenza il peccatore contrito riceve il perdono della colpa e viene riconciliato con Dio; nel caso del peccato mortale perdonato, viene rimessa anche la pena eterna. Può tuttavia restare nella persona un disordine che reclama purificazione, perché l’amore ferito dal peccato non riacquista sempre immediatamente la libertà interiore che aveva perduto. Le conseguenze del peccato si manifestano nei desideri e nelle abitudini, lasciando talora una compiacenza verso ciò che la coscienza riconosce contrario alla volontà divina.

Il Catechismo insegna che le pene temporali non devono essere immaginate come una vendetta inflitta da Dio dall’esterno. Esse sono comprese alla luce della natura stessa del peccato e della necessità di guarigione. L’indulgenza riguarda appunto la remissione della pena temporale per peccati la cui colpa è stata già perdonata, secondo la disciplina e il ministero della Chiesa. Una volta riconosciuta questa distinzione, l’indulgenza appare come un dono orientato alla piena santificazione e alla libertà dell’amore.

Per i fedeli defunti che sono nella purificazione finale, il tempo della prova terrena è concluso. Essi appartengono a Cristo e sono certi della salvezza, mentre attendono il compimento di quella purificazione che li renderà pienamente partecipi della visione beatifica. Noi possiamo intercedere per loro mediante i suffragi che la Chiesa raccomanda, comprendendo che ogni frutto deriva dalla redenzione del Signore e viene accolto secondo il suo sapiente giudizio.

La richiesta di un’indulgenza per un defunto determinato nasce spesso dal desiderio di esprimere riconoscenza verso colui dal quale abbiamo ricevuto tanto. Possiamo pronunciare quel nome nell’intenzione di preghiera e affidare a Dio il dono spirituale che la Chiesa consente di offrire, senza pretendere che tale intenzione ci renda capaci di conoscere l’effetto concreto dell’indulgenza sulla singola anima. Dio conosce il destinatario e conosce anche il bisogno di coloro ai quali la nostra preghiera può giovare.

Questa fiducia educa un amore libero dal possesso. Durante la vita vogliamo talvolta custodire gli altri secondo la misura delle nostre attese e soffriamo quando non possiamo più decidere per loro; dopo la morte, l’unico atteggiamento adeguato consiste nell’affidamento. Il suffragio non prolunga il nostro dominio sulla persona amata e non sostituisce la libertà con la quale ella si è presentata al Signore. È l’espressione ecclesiale di una carità che si lascia guidare dalla verità e domanda il bene possibile secondo la volontà di Dio.

La visita al cimitero, compiuta con questa disposizione, diventa un gesto in cui la memoria personale viene purificata dalla fede. Pronunciamo un nome che il tempo potrebbe un giorno cancellare dalle nostre parole e lo affidiamo al Signore la cui conoscenza non viene meno. In questa certezza possiamo vivere l’Ottavario come un atto di speranza e lasciare che il pensiero della purificazione finale richiami anche noi a una sincera riforma della vita.

Guarda la tua vita alla luce di Cristo

Quando prego per un defunto, sono capace di affidare a Dio ciò che ignoro della sua vita e del suo giudizio? Quale conseguenza dei miei peccati, pur già confessati, continuo a sottovalutare nella concreta educazione dei miei desideri?

Parla al Signore

Signore Gesù Cristo, tu conosci ogni persona nella verità e hai promesso la risurrezione a coloro che il Padre ti ha affidato. Ricevi la mia preghiera per i defunti dei quali pronuncio il nome e per quelli che sono usciti dalla memoria degli uomini. Purifica il mio amore da ogni pretesa di possesso e rendimi docile alla grazia, affinché riconosca con sincerità ciò che nella mia vita ha ancora bisogno di guarigione. Amen.

Riforma la tua giornata

Durante la visita devota al cimitero, prevista per l’indulgenza plenaria dal 1° all’8 novembre, pronuncia nell’orazione il nome di una persona defunta e allarga la supplica agli altri fedeli defunti; compi anche un breve esame di coscienza sugli attaccamenti al peccato da cui chiedi di essere liberato.

Custodisci nel cuore

«Per lui tutti vivono» (Lc 20,38). Signore, ricevi nella tua fedeltà i nomi che porto nel cuore.

Per le condizioni dell’indulgenza plenaria e le opere previste dall’1 all’8 novembre, consulta la guida pratica pubblicata sul blog.