don Mario Proietti, C.PP.S.

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America Latina. Quando cinque strade diventarono una Provincia


Copertina della pagina sulla Provincia Latinoamericana dei Missionari del Preziosissimo Sangue

Quando cinque strade diventarono una Provincia

L’America Latina non entrò nella storia dei Missionari del Preziosissimo Sangue attraverso un’unica porta. Il Brasile venne raggiunto dalla Provincia Teutonica; il Cile, il Perù, il Guatemala e poi la Colombia crebbero invece soprattutto dentro la lunga storia missionaria della Provincia americana di Cincinnati. Per decenni queste presenze vissero separate, ciascuna con il proprio ritmo, la propria lingua pastorale e le proprie ferite. Nel gennaio 2020 decisero di diventare una sola Provincia.

Per capire il significato di quella scelta bisogna tornare indietro. Le cinque realtà non nacquero insieme e non si somigliavano molto. L’Amazzonia brasiliana aveva costretto i Missionari a vivere lungo i fiumi; il Cile li aveva portati dai quartieri popolari di Santiago alle cappelle sparse del sud; il Perù li aveva messi davanti alle Ande, alle periferie urbane e al mondo della scuola; il Guatemala li aveva condotti dentro comunità rurali nelle quali la catechesi, l’acqua e la formazione camminavano insieme; la Colombia avrebbe dato un accento particolare alla riconciliazione e alla pace.

Il Cile: la prima missione nordamericana

Nel 1947 la Provincia di Cincinnati inviò in Cile John Wilson e John Kostik. Fu la sua prima missione fuori dagli Stati Uniti. La presenza crebbe tra Santiago e il sud del Paese, fino a diventare un Vicariato con proprie vocazioni.

Il lavoro prese forme molto diverse. A Santiago i Missionari fondarono nel 1954 il Saint Gaspar College, che divenne una delle opere educative più conosciute della Congregazione nel Paese. Nelle zone meridionali, invece, il ministero significava guidare per ore attraverso le montagne, passare da una cappella all’altra e celebrare nelle case quando non esisteva una chiesa. La stessa missione doveva imparare a parlare contemporaneamente alla città e alla campagna.

Nel 2012 l’ultimo Missionario nato negli Stati Uniti lasciò il Cile. Il dato, preso da solo, potrebbe sembrare la fine di una stagione. Era invece il contrario: da quel momento il ministero del Vicariato veniva portato avanti interamente da Missionari cileni. La missione ricevuta era ormai diventata una presenza capace di camminare con le proprie gambe.

Il Perù: dalle Ande alle periferie di Lima

La presenza in Perù cominciò nel 1962. I Missionari entrarono in un Paese nel quale le distanze geografiche coincidevano spesso con distanze sociali enormi. Alcuni lavorarono nelle zone minerarie delle Ande, altri nelle parrocchie della capitale, dove quartieri cresciuti rapidamente chiedevano una pastorale capace di tenere insieme sacramenti, educazione e accompagnamento delle famiglie.

Una delle figure che meglio raccontano questa storia è Gerald Dreiling. Arrivò prima in Cile e poi, dopo un breve ritorno negli Stati Uniti, scelse di nuovo l’America Latina e venne destinato al Perù. Servì a La Oroya e poi a Lima, dove contribuì alla nascita della parrocchia di Nuestra Señora de la Luz, in una zona popolare della città, e fondò l’Asociación Cultural San Jerónimo per offrire strumenti agli educatori.

Quando morì a Lima nel 2020, dopo quasi cinquant’anni trascorsi soprattutto in Perù, apparteneva ormai alla nuova Provincia Latinoamericana. La sua vita aveva attraversato esattamente il passaggio che quella Provincia avrebbe reso istituzionale: era partito come Missionario nordamericano ed era morto appartenendo a una realtà latinoamericana.

Guatemala: il pozzo, le cappelle e le vocazioni

Negli anni Ottanta la Congregazione aprì una nuova presenza in Guatemala. Una delle figure decisive fu Paul Aumen, ricordato dai confratelli come un uomo capace di spendersi completamente perché quella missione mettesse radici. A La Labor la parrocchia del Sangue di Cristo arrivò ad abbracciare numerose comunità rurali sparse sulle montagne.

Qui la missione prese anche la forma molto concreta dell’acqua. Un progetto di gemellaggio con una parrocchia dell’Ohio permise di realizzare un pozzo per La Labor. Attorno a quel gesto nacquero relazioni durate decenni, capaci di sostenere cappelle, scuole, borse di studio e iniziative sanitarie. Il legame missionario smetteva di essere soltanto una direzione di aiuto e diventava uno scambio di fede, amicizia e responsabilità.

La prova più profonda, però, arrivò ancora una volta dalle vocazioni locali. José Noé Lemus, nato proprio a La Labor Vieja, fu il primo sacerdote guatemalteco della Congregazione, ordinato nel 1986. Abel Cruz, cresciuto nello stesso ambiente rurale, conobbe Aumen mentre lavorava nella fattoria di famiglia; entrò in seminario nel 1982 e fu ordinato nel 1997. La comunità che aveva ricevuto Missionari cominciava ormai a generare i propri Missionari.

Colombia: il Sangue come parola di riconciliazione

La presenza colombiana fu la più giovane tra quelle che sarebbero confluite nella Provincia. In un Paese segnato per decenni dalla violenza e dal conflitto, il linguaggio della riconciliazione acquistò un peso particolare. Non bastava parlare del Sangue di Cristo come devozione: bisognava misurarsi con ferite sociali, memorie divise e comunità che cercavano strade di pace.

Da qui nacquero ministeri e iniziative nei quali la spiritualità del Preziosissimo Sangue venne letta come chiamata a ricostruire relazioni. Ancora oggi la presenza colombiana conserva con forza questo accento, coinvolgendo anche giovani e comunità parrocchiali in percorsi di misericordia, perdono e pace.

Il Brasile entrò da un’altra storia

Il Brasile aveva seguito una strada differente. La presenza iniziata nel 1929 nel Xingu apparteneva alla Provincia Teutonica ed era cresciuta dentro l’esperienza amazzonica, segnata dai fiumi, dalle comunità indigene e dalla difesa della terra. Quando, molti decenni dopo, il Vicariato brasiliano entrò nel processo di unificazione latinoamericana, portò con sé una memoria diversa da quella delle missioni nate dalla Provincia di Cincinnati.

Fu proprio questa differenza a rendere significativa la scelta successiva. Non si trattava di mettere sotto una sola amministrazione realtà già identiche. Si trattava di riconoscere che storie nate da Province diverse avevano ormai abbastanza vita propria da potersi incontrare come sorelle.

Prima di diventare una Provincia, dovettero conoscersi

L’unità non nacque da un decreto improvviso. Negli anni precedenti i membri delle diverse realtà avevano cominciato a incontrarsi più spesso, a condividere formazione, ritiri e assemblee. Nel 2017 un ritiro in Perù riunì per la prima volta la grande maggioranza dei Missionari delle unità latinoamericane. Alcuni si conoscevano già; altri si incontravano quasi per la prima volta.

Era necessario, perché Brasile, Cile, Perù, Guatemala e Colombia non erano semplicemente cinque uffici da fondere. Erano comunità con storie differenti, nate da tradizioni provinciali diverse, abituate a modi propri di governare, formare e fare pastorale. Prima di poter dire «siamo una Provincia» dovettero imparare a dire «siamo una comunità».

Gennaio 2020: non più cinque unità

Alla fine di gennaio 2020 il processo arrivò alla sua maturazione. Il Vicariato del Cile, la Missione del Perù, la Missione dell’America Centrale in Guatemala, la presenza colombiana e il Vicariato brasiliano formarono insieme la nuova Provincia Latinoamericana. Il primo Direttore provinciale fu il peruviano Máximo Mesía.

Nella celebrazione di Lima emerse con chiarezza ciò che stava accadendo. I confini nazionali rimanevano, così come le differenze di lingua, storia e cultura, ma non avrebbero più determinato l’appartenenza interna alla Congregazione. Cinque percorsi missionari nati separatamente diventavano una sola responsabilità comune.

La nuova Provincia riuniva allora quarantadue Missionari. Dietro quel numero c’erano oltre novant’anni di storia brasiliana, più di settanta di storia cilena, quasi sessanta anni di presenza peruviana, decenni di vita guatemalteca e la giovane esperienza colombiana. Non si cancellavano quelle differenze; si decideva di portarle insieme.

La missione aveva cambiato direzione

Questa è forse la svolta più importante. Per molto tempo l’America Latina era stata raccontata dal punto di vista delle Province che vi inviavano uomini: la Germania verso il Brasile, gli Stati Uniti verso Cile, Perù, Guatemala e Colombia. Nel 2020 quella grammatica non bastava più. I Missionari latinoamericani non erano semplicemente i continuatori di opere ricevute; diventavano insieme responsabili di una Provincia propria.

Oggi la Provincia vive tra Perù, Cile, America Centrale, Colombia e Brasile, forma nuove generazioni e partecipa direttamente al governo generale della Congregazione. Il percorso cominciato con Missionari che attraversavano l’oceano si è così rovesciato: il carisma non appartiene più alla geografia dalla quale è partito. Ha ormai accenti brasiliani, cileni, peruviani, guatemaltechi e colombiani.

È ciò che rende questa storia particolarmente importante per la Casa Madre. San Felice non è madre perché tutte le realtà della Congregazione debbano assomigliarle. È madre perché ciò che vi nacque ha potuto diventare abbastanza libero da mettere radici altrove e assumere volti che nel 1815 nessuno avrebbe saputo immaginare.


Per conoscere la Provincia Latinoamericana oggi

Missionaries of the Precious Blood – Latin American Province, pagina ufficiale della Provincia presso la Curia Generalizia.

Missionaries of the Precious Blood – Latin America, materiali storici e pastorali sulle presenze in Cile, Perù, Guatemala e Colombia.