don Mario Proietti, C.PP.S.

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Xingu. Il fiume diventò strada


Copertina della pagina sulla missione dei Missionari del Preziosissimo Sangue nello Xingu

Quando il fiume diventò strada

Il 22 ottobre 1929 due Missionari del Preziosissimo Sangue lasciarono il porto francese di Le Havre diretti in Brasile. Si chiamavano Markus Schawalder e Johann Rinderer. Appartenevano alla giovane Provincia tedesca, nata soltanto pochi anni prima, e avevano ricevuto una destinazione che avrebbe costretto la Congregazione a misurarsi con uno spazio completamente nuovo: l’Amazzonia.

Arrivarono a Belém l’11 novembre. Prima di inoltrarsi verso l’interno rimasero circa due mesi presso l’Ordinariato per imparare il portoghese e prendere contatto con la città e con la gente. Poi cominciò il viaggio vero. In quella regione le strade erano i fiumi e le distanze non si misuravano in chilometri, ma nel tempo necessario per risalire l’acqua.

Un inizio segnato dalla morte

Il 23 gennaio 1930 raggiunsero Manaus. Pochi giorni dopo Rinderer si svegliò con febbre e forti dolori alla testa. Le sue condizioni peggiorarono rapidamente. Il 4 febbraio celebrò per l’ultima volta la Messa e il 22 febbraio morì. Erano trascorsi appena tre mesi dall’arrivo in Brasile.

La missione del Xingu cominciò dunque senza nulla di trionfale. Uno dei primi due uomini inviati non riuscì quasi a iniziare il lavoro per il quale aveva attraversato l’Atlantico. L’altro rimase davanti a un territorio enorme, segnato da fiumi, foresta, isolamento e comunità sparse. Eppure la partenza non venne ritirata. Negli anni successivi altri Missionari arrivarono a raccogliere quel primo gesto interrotto troppo presto.

Una Chiesa lungo il fiume

Nel 1931 giunse Klemens Geiger; nel 1934 arrivò Erich Kräutler. Nello stesso anno Propaganda Fide affidò formalmente ai Missionari del Preziosissimo Sangue la cura pastorale del Xingu e venne eretta la Prelatura apostolica. Geiger ne divenne il primo responsabile e nel 1948 fu consacrato vescovo, con sede ad Altamira.

Il territorio obbligava la Chiesa a prendere la forma della sua geografia. Per raggiungere le comunità bisognava navigare, attendere, adattarsi ai tempi dell’acqua e alle stagioni. Le cappelle e i luoghi di incontro sorsero lungo il corso del fiume e dei suoi affluenti, mentre i Missionari imparavano che l’Amazzonia non poteva essere trattata come una parrocchia europea semplicemente dilatata su una carta geografica.

La Seconda guerra mondiale rese tutto ancora più difficile. I collegamenti con l’Europa si fecero incerti, gli aiuti diminuirono e la nazionalità tedesca dei Missionari diventò talvolta un ostacolo concreto. Le fonti della Provincia ricordano confratelli costretti a lunghe marce a piedi perché nessuno voleva trasportarli. L’isolamento non era un’immagine spirituale: era una condizione quotidiana.

I Fratelli: costruire perché la missione potesse esistere

Nel Xingu si comprese con particolare evidenza il valore dei Fratelli Missionari. Non erano figure marginali rispetto al lavoro pastorale. Senza di loro molte opere non avrebbero avuto nemmeno la possibilità materiale di nascere. Costruivano case e cappelle, coltivavano, riparavano motori, curavano malati, accompagnavano i sacerdoti nei viaggi e insegnavano mestieri.

La memoria della Provincia Teutonica ricorda soprattutto fra Ferdinand, considerato una delle colonne della missione. Sapeva passare dalla cazzuola alla sega, dall’iniezione a un motore diesel, con quella competenza concreta che in luoghi isolati valeva quanto una piccola officina, un ambulatorio e una squadra di costruzione messi insieme. Nel Xingu la missione ebbe bisogno di predicatori, ma ebbe altrettanto bisogno di uomini capaci di rendere abitabile ciò che sembrava quasi impraticabile.

Dall’evangelizzazione alla difesa della vita

Con il passare dei decenni il volto della missione cambiò insieme al territorio. Le grandi trasformazioni dell’Amazzonia, l’apertura della Transamazzonica, l’avanzata degli interessi economici e i progetti di sfruttamento delle risorse toccarono direttamente le popolazioni locali e soprattutto i popoli indigeni. La cura pastorale non poteva rimanere estranea a ciò che minacciava la terra e la vita delle comunità.

Questa fase della storia è legata in modo particolare a Erwin Kräutler, arrivato in Brasile nel 1965 e divenuto vescovo del Xingu nel 1981. La sua voce si fece sempre più netta nella difesa dei diritti dei popoli indigeni, delle loro terre, della loro lingua e della loro cultura. Lo stesso accadde nelle battaglie contro progetti capaci di sconvolgere il corso dei fiumi e la vita di intere comunità, come la grande diga di Belo Monte.

Il passaggio è decisivo per comprendere la missione. L’annuncio del Vangelo non rimase confinato nella costruzione di chiese o nella celebrazione dei sacramenti. Quando la vita di un popolo veniva minacciata, la fedeltà al Vangelo chiedeva anche di stare dalla sua parte, con tutte le conseguenze che una scelta simile poteva comportare.

Una missione che diventa Chiesa locale

Novant’anni dopo l’arrivo dei primi due Missionari, la stessa Provincia Teutonica poteva guardare al Xingu riconoscendo il frutto più importante: non soltanto opere e strutture, ma una Chiesa locale con clero locale, comunità capaci di assumere responsabilità e un’identità ecclesiale propria. La missione non aveva semplicemente costruito una presenza europea nel cuore dell’Amazzonia. Aveva contribuito alla crescita di una Chiesa che non aveva più bisogno di essere definita dal luogo di provenienza dei suoi primi Missionari.

Anche la presenza C.PP.S. in Brasile ha attraversato questa trasformazione. Oggi i Missionari sono presenti nell’Arcidiocesi di Belém e nella Diocesi di Xingu-Altamira, con membri brasiliani, seminaristi e attività pastorali che comprendono parrocchie, malati, carceri, migranti, giovani e comunità lontane dai grandi centri. Il Brasile non è più una missione “della Provincia tedesca”. È parte della vita latinoamericana della Congregazione.

Quello che il Xingu insegnò alla Congregazione

Quando Schawalder e Rinderer partirono da Le Havre nel 1929, portavano con sé l’esperienza di una Congregazione europea. Il Xingu costrinse quella esperienza a cambiare passo. Bisognò imparare il portoghese, vivere lungo i fiumi, dipendere dalla competenza di Fratelli capaci di costruire e riparare, accompagnare comunità lontanissime e, col tempo, comprendere che difendere la fede significava anche difendere la terra sulla quale un popolo poteva continuare a vivere.

La missione aveva attraversato l’oceano per annunciare. Finì anche per essere evangelizzata dalla realtà che aveva incontrato. È forse questo il frutto più profondo di ogni vera partenza: non tornare semplicemente con qualcosa da raccontare, ma lasciare che il luogo nel quale si è stati inviati cambi per sempre il modo di comprendere ciò che si era ricevuto.


Per conoscere la presenza C.PP.S. in Brasile oggi

Missionaries of the Precious Blood – Brazil, pagina ufficiale della Congregazione sulla presenza attuale in Brasile.

Missionare vom Kostbaren Blut – Brasilien / Xingu, sito ufficiale della Provincia Teutonica con materiali sulla storia e sulla missione amazzonica.