don Mario Proietti, C.PP.S.

Due palmi sopra il cuore

Discernere il presente con lo sguardo della fede

Oggi
Calendario liturgico

La Pievania si mette in ascolto

L’Assemblea del 15 marzo 2026

Nel pomeriggio di domenica 15 marzo, il salone parrocchiale di San Francesco in Bastardo ha accolto la prima Assemblea della Pievania di San Felice. Le presenze erano contenute e raccontavano un cammino ancora giovane, che aveva bisogno di tempo per essere conosciuto e sentito come proprio. Don Giuseppe Iavarone lo disse con serenità fin dall’inizio. Quell’incontro non chiedeva grandi numeri per avere valore. Chiedeva persone disponibili a sedersi insieme e a parlare con sincerità della Chiesa che vive nei nostri paesi.

La Pievania era entrata da poco nel linguaggio delle comunità. Per alcuni indicava soprattutto una nuova organizzazione delle Messe e del servizio dei sacerdoti; altri si domandavano che cosa sarebbe rimasto delle antiche parrocchie e delle consuetudini alle quali erano legati. L’Assemblea nacque per accogliere queste domande e permettere che fossero pronunciate. Una comunione reale cresce attraverso l’ascolto delle speranze e anche delle fatiche che abitano il cuore dei fedeli.

Il pomeriggio cominciò con la preghiera guidata da don Camillo Ragan. Il brano degli Atti degli Apostoli riportò tutti alla prima comunità di Gerusalemme, raccolta attorno all’insegnamento degli Apostoli e alla frazione del pane. Quei cristiani pregavano insieme e imparavano a condividere la vita con semplicità. La loro esperienza fu proposta come uno specchio nel quale guardare anche il cammino della nostra Pievania.

Don Camillo richiamò l’umiltà di chi ascolta sapendo di avere ancora qualcosa da ricevere. Parlò dell’unità come di una realtà costruita con pazienza e ricondusse l’assemblea alla centralità della liturgia. Attraverso la parabola del figlio prodigo e il ricordo di san Francesco d’Assisi, invitò anche a vigilare sul possesso, che può chiudere il cuore e rendere più difficile la condivisione. L’immagine della Chiesa delle origini rimase così sullo sfondo dei lavori: la Pievania avrebbe trovato il proprio volto rimanendo fedele alla forma della vita cristiana consegnata dagli Atti.

Riprendendo la parola, don Giuseppe ringraziò i sacerdoti impegnati nel territorio. Rivolse un pensiero riconoscente a don Camillo e a don Mario Proietti per il servizio offerto nella liturgia e nelle attività pastorali, insieme alla vicinanza ai giovani e agli adulti. Quel ringraziamento aiutò a comprendere che la Pievania non nasce anzitutto da un disegno tracciato sulla carta. Prende corpo nella disponibilità delle persone e nella fedeltà quotidiana di chi accetta di servire.

Don Giuseppe pose poi davanti all’Assemblea la domanda che molti fedeli custodivano: perché cambiare il modello delle singole parrocchie, con le loro abitudini consolidate? La risposta partiva dalla realtà. Le vocazioni sacerdotali sono diminuite e la pratica religiosa si è molto ridotta, mentre nel territorio rimangono numerose chiese e comunità che chiedono attenzione. La Chiesa vive dentro questa storia e cerca una forma pastorale capace di custodire ciò che ha ricevuto.

La parola “Pievania” appartiene alla tradizione antica della nostra diocesi. Oggi torna a indicare comunità chiamate a unire le forze e a condividere la responsabilità della missione. Il cambiamento, spiegò il Pievano, è maturato attraverso anni di riflessione ecclesiale. Anche in questa fase lo Spirito Santo guida la Chiesa e la invita a leggere i segni del tempo con fede.

I partecipanti furono quindi invitati a confrontarsi in gruppi. La questione più sentita riguardava il rapporto tra la nuova realtà comune e le identità dei paesi. Ogni luogo conserva feste e devozioni attraverso le quali generazioni di fedeli hanno espresso la propria fede. L’integrazione nella Pievania avrebbe dovuto accogliere questo patrimonio e permettere che diventasse conosciuto anche fuori dal paese nel quale era nato.

Nel confronto emerse quanto sia ancora forte il legame con la propria chiesa. Questo affetto custodisce una memoria preziosa e può anche rendere faticoso uno spostamento quando la celebrazione viene proposta altrove. Alcuni espressero sofferenza per l’assenza della Messa in determinate occasioni e chiesero un approfondimento sulle celebrazioni del matrimonio e delle esequie. Le osservazioni furono accolte come il segno di un coinvolgimento reale. Il cammino comune aveva bisogno di formazione e di spiegazioni pazienti, affinché le scelte pastorali potessero essere comprese nel loro significato ecclesiale.

Un’altra voce ricorrente riguardò le relazioni. Nel territorio vivono persone anziane che soffrono la solitudine e famiglie sempre più isolate. I giovani appaiono spesso lontani dalla vita ecclesiale. L’annuncio del Vangelo incontra queste ferite quando diventa prossimità concreta e quando i laici, adeguatamente formati, assumono la propria parte di responsabilità accanto ai sacerdoti.

La discussione fece emergere anche il rischio del campanilismo, quella misura ristretta per cui ciascuno guarda soltanto alla propria comunità e avverte ciò che accade altrove come estraneo. La Pievania offriva la possibilità di superarlo attraverso incontri vissuti nei diversi paesi. Una festa locale poteva diventare patrimonio comune; una processione avrebbe potuto convocare fedeli provenienti da più centri. La storia di ogni luogo avrebbe continuato a vivere entrando in una memoria più ampia.

Questo appariva urgente soprattutto nei borghi segnati dallo spopolamento. Alcune comunità piccole possiedono chiese e tradizioni che rischiano di indebolirsi insieme alla presenza degli abitanti. Condividere quel patrimonio nella Pievania significa offrirgli una nuova possibilità di essere trasmesso. Ciò che un paese ha custodito per secoli può ancora parlare, quando trova persone disposte ad accoglierlo come parte della propria storia cristiana.

Nei gruppi si parlò della necessità di creare occasioni di incontro con le famiglie e di far conoscere meglio le feste dei santi locali. Anche gli orari delle celebrazioni feriali chiedevano attenzione, specialmente per le esigenze delle persone anziane. Qualcuno ricordò il valore delle benedizioni delle famiglie, che permettono alla Chiesa di entrare nelle case e di incontrare persone raramente presenti alle celebrazioni.

Il confronto si svolse secondo un metodo semplice. Ciascuno poteva prendere la parola e gli altri erano invitati ad ascoltare senza avviare polemiche. Era consentito anche rimanere in silenzio. Dopo una breve pausa conviviale, tutti si ritrovarono in chiesa e i coordinatori restituirono quanto avevano raccolto. Le osservazioni espresse nei gruppi divennero così patrimonio dell’intera Assemblea.

Nella conclusione don Giuseppe ricordò che lo scopo di quel pomeriggio era ritrovarsi e prendere coscienza del cammino compiuto insieme dietro al Signore. Le differenze di sensibilità rimanevano e potevano essere armonizzate dentro una comunione concreta. La Pievania avrebbe continuato a crescere attraverso questo esercizio paziente, imparando ad ascoltare prima di decidere e affidando al tempo la maturazione delle scelte.

L’Assemblea terminò con il Padre nostro e la benedizione. Non uscimmo dal salone con ogni questione risolta. Uscimmo conoscendo meglio le domande che abitavano le nostre comunità e avendo ascoltato la voce di persone provenienti da luoghi diversi. Era già un passo importante, perché la Chiesa comincia a riconoscersi come un solo corpo quando le gioie e le fatiche di ciascuno trovano posto nel cuore degli altri.

Quel 15 marzo la Pievania si mostrò per ciò che era: una realtà ancora agli inizi, affidata alla grazia di Dio e alla disponibilità dei fedeli. La prima comunità cristiana evocata nella preghiera indicava la direzione. Ascoltare l’insegnamento degli Apostoli e ritrovarsi attorno al Pane spezzato avrebbe dato unità al cammino, mentre la fraternità avrebbe insegnato a custodire il volto di ogni paese dentro l’unica Chiesa del Signore.

Rispondi

Scopri di più da Due palmi sopra il cuore

Abbonati ora per continuare a leggere e avere accesso all'archivio completo.

Continua a leggere