don Mario Proietti, C.PP.S.

Due palmi sopra il cuore

Discernere il presente con lo sguardo della fede

Oggi
Calendario liturgico

«Il Verbo si fece carne e venne ad abitare in mezzo a noi». (Gv 1,14; Lc 1,26-38)

Cari amici buongiorno. Accogliere il corpo come uomo o donna prepara il passo decisivo del nostro cammino. Il Figlio eterno ha voluto entrare nella storia ricevendo la carne da una donna. Oggi sostiamo davanti al sì di Maria, nel quale il corpo umano diventa dimora di Dio.

Nel mistero dell’Incarnazione il Figlio di Dio non assume un’apparenza umana. Riceve un corpo da Maria. Entra nella nostra storia attraverso il grembo di una donna e accetta la lenta crescita della vita umana, dal concepimento fino alla maturità. Dio salva l’uomo venendo ad abitare la carne.

Il corpo di Maria diviene la prima dimora del Verbo incarnato. L’Annunciazione avviene attraverso una parola ascoltata e un consenso offerto. Da quel momento la vita nascosta del Figlio si intreccia alla sua. Ella porta dentro di sé Colui che sostiene l’universo. Nessun gesto della sua giornata è estraneo a questa presenza.

La memoria della dedicazione della basilica di Santa Maria Maggiore ci ricorda che la Chiesa costruisce luoghi per custodire la presenza e celebrare i misteri. Prima di ogni tempio di pietra, vi è il corpo della Vergine. La casa di Dio comincia nel sì di una creatura.

Anche il nostro corpo è chiamato a diventare dimora. Nel Battesimo è consacrato allo Spirito; nell’Eucaristia riceve il Corpo di Cristo. Ogni scelta può aprire spazio alla presenza di Dio oppure renderci distratti verso di essa. Il corpo destinato alla gloria si prepara lasciando che Dio abiti la vita ordinaria. Il lavoro e il riposo, insieme alla parola e al silenzio, diventano luogo della sua presenza.

L’Incarnazione rivela fino a quale profondità Dio ha voluto condividere la condizione umana. Il Verbo non appare improvvisamente come un adulto. Entra nel tempo attraverso il concepimento e attraversa la gestazione. Riceve da Maria la carne nella quale vivrà l’obbedienza al Padre e offrirà se stesso per la salvezza del mondo.

Il grembo della Vergine diventa il primo santuario della nuova alleanza. Lì il Figlio eterno è presente in una forma nascosta, affidata alla cura di una donna. Questo mistero illumina ogni vita umana nel suo inizio. La dignità non dipende dalla visibilità né dalla capacità di esprimersi. L’esistenza affidata al grembo possiede già un valore che viene da Dio.

Il sì di Maria crea spazio alla presenza divina. La sua disponibilità non rimane un sentimento interiore. Modifica il corpo e l’intera vita quotidiana. Da quel momento ogni viaggio, ogni riposo e ogni fatica portano il mistero del Figlio. La fede mostra qui la propria concretezza: accogliere Dio significa permettere che la sua Parola dia forma al tempo e alle scelte.

Il Battesimo prolunga in noi questa logica dell’abitazione. Lo Spirito prende dimora nella persona e la consacra a Cristo. L’Eucaristia rende ancora più intima tale comunione. Il cristiano porta nel corpo una presenza che chiede di essere riconosciuta nelle relazioni e nel lavoro. La santità cresce quando le occupazioni ordinarie vengono vissute alla luce di questa appartenenza.

La memoria di Santa Maria Maggiore ricorda che la Chiesa costruisce luoghi sacri per custodire la preghiera e celebrare i sacramenti. Ogni edificio rimanda alla dimora vivente che Dio desidera formare nel suo popolo. Il tempio di pietra educa il corpo a entrare nel silenzio e a lasciarsi raccogliere. La vita torna poi nel mondo portando la presenza ricevuta.

Domani, sul monte della Trasfigurazione, vedremo la luce divina risplendere nella stessa carne ricevuta da Maria.

Un gesto per oggi

Prima di iniziare un’occupazione abituale, diciamo: «Signore, abita questo gesto». Compiamola con maggiore attenzione.

Alla scuola di san Leone Magno

San Leone Magno invita il cristiano a riconoscere la propria dignità, perché mediante l’Incarnazione è diventato partecipe della natura divina. Il Figlio di Dio ha assunto la nostra carne e l’ha introdotta in una comunione nuova. Ricordare questa dignità orienta il modo in cui abitiamo il corpo e lo consegniamo al bene. (Discorso 1 sul Natale, 3)

San Leone lega la dignità cristiana all’Incarnazione. Il Figlio ha assunto la nostra natura e l’ha introdotta nella propria comunione con il Padre. Da questa verità nasce un modo nuovo di abitare il corpo e di orientarlo verso il bene.

Preghiera

Signore Gesù, Verbo fatto carne, hai scelto il grembo di Maria come tua dimora. Abita i miei pensieri e i gesti della giornata. Rendimi disponibile alla tua Parola, perché anche il mio corpo diventi luogo della tua presenza e strumento della tua pace.

Giaculatoria

Maria, dimora del Verbo, porta Cristo nella mia vita.

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