Per entrare nella meditazione
Cari amici buongiorno. Riconoscere Cristo nel fratello malato ci prepara alla parola che risuona sulla via di Damasco: «Saulo, Saulo, perché mi perseguiti?». Il Risorto considera rivolte a sé le ferite inflitte ai suoi discepoli. La comunione ecclesiale è una appartenenza reale al Corpo di Cristo, non un semplice legame esterno tra persone religiose. Saulo dovrà scoprire che il suo zelo, proprio mentre crede di servire Dio, sta colpendo il Signore nei fratelli. Chiediamo luce sulle parole, sulle decisioni e sulle forme di appartenenza con cui possiamo avere ferito la Chiesa che diciamo di amare.
Parola da meditare
«Saulo, Saulo, perché mi perseguiti?» (At 9,1-5)
Mettiti alla presenza di Dio
Mettiti davanti a Cristo risorto che ferma Saulo sulla via di Damasco. Porta alla sua luce le ferite inflitte alla comunità con parole dure, omissioni o giudizi pronunciati in nome dello zelo. Chiedi la grazia di riconoscere il legame vivo tra il Signore e le sue membra. Prega lentamente: Gesù risorto, mostra dove ho ferito il tuo Corpo. Fermami quando la difesa della verità perde la carità. Donami un cuore capace di riparare e di accogliere la conversione altrui.
Ascolta
Saulo si avvicina a Damasco con lettere che gli permettono di arrestare i discepoli. Una luce lo avvolge, egli cade a terra e ascolta una voce: «Saulo, Saulo, perché mi perseguiti?». La domanda non separa Cristo dai cristiani colpiti dalla violenza. Fermati sul pronome «mi». Il Risorto considera come propria la ferita inflitta ai suoi discepoli. Saulo scopre che lo zelo rivolto contro la Chiesa raggiungeva il Signore che pensava di servire.
Considera
La domanda rivolta a Saulo sulla via di Damasco apre una delle rivelazioni più profonde sul mistero della Chiesa: «Perché mi perseguiti?». Cristo risorto non dice soltanto che Saulo sta facendo del male ai suoi discepoli; riconosce come proprie le ferite inferte alle membra. Il Concilio insegna che Cristo comunica il suo Spirito ai fratelli chiamati fra tutte le genti e li costituisce misticamente come suo Corpo (Lumen gentium, 7). Sant’Agostino parlerà del Cristo totale, Capo e membra, e il Catechismo raccoglierà questa intuizione ricordando l’unione reale dei battezzati con Cristo (CCC 795). La sofferenza del fratello, quindi, non rimane esterna al Signore.
Questa verità rende particolarmente grave ogni ferita inflitta dentro la comunità cristiana. La calunnia, l’umiliazione pubblica e l’uso distorto dell’autorità non sono semplicemente difetti di relazione. Toccano persone che Cristo ha unito a sé. Saulo agisce con una coscienza religiosa e crede di difendere la fedeltà a Dio; proprio questo rende la scena ancora più istruttiva. Lo zelo soggettivo non basta a rendere buona una azione. Una convinzione sincera può essere deformata dall’errore e arrivare a produrre violenza. La conversione comincia quando l’uomo permette al Signore di giudicare anche ciò che egli aveva chiamato fedeltà.
Il Risorto ferma Saulo senza distruggerlo. Il corpo partecipa alla crisi: egli cade a terra, perde la vista e deve lasciarsi condurre per mano. Colui che entrava a Damasco con il potere di arrestare altri vi entra nella dipendenza. Il digiuno e l’attesa preparano una nuova nascita. La grazia non lo conduce verso una conversione privata, chiusa nel rapporto tra la sua coscienza e Cristo. Lo consegna proprio alla Chiesa che aveva ferito. La riconciliazione con il Signore dovrà assumere una forma ecclesiale e sacramentale.
Anania riceve allora un compito difficile. Conosce il male compiuto da Saulo e presenta al Signore la propria paura. Non gli viene chiesto di fingere che il passato sia irrilevante. Riceve però una parola nuova e va incontro al persecutore chiamandolo «fratello». La misericordia apre una possibilità di comunione senza cancellare la prudenza. Anche nelle nostre comunità accogliere una conversione credibile non significa negare ciò che è avvenuto, e la protezione di chi è stato ferito resta necessaria. La grazia può chiedere di riconoscere come fratello colui che ieri incuteva timore, ma non domanda alla verità di dimenticare la responsabilità.
Saulo riceve l’imposizione delle mani, riacquista la vista e viene battezzato. La conversione raggiunge il corpo, modifica le relazioni e apre una missione nuova. Colui che aveva seminato paura userà la forza ricevuta per edificare ciò che aveva cercato di distruggere. Anche la riparazione appartiene a questa logica. Quando il danno è stato pubblico, non basta sempre una correzione privata; la verità deve essere restituita nella misura in cui è stata ferita e la conversione deve accettare le conseguenze delle proprie azioni.
La domanda di Cristo raggiunge anche il modo in cui parliamo della Chiesa e dei suoi membri. Una critica può essere necessaria e la verità può esigere chiarezza; la parola cristiana, però, non può coltivare il gusto di demolire la persona. Diffondere sospetti senza fondamento o trasformare un errore in occasione per alimentare ostilità ferisce il Corpo ben oltre il bersaglio immediato. Domani san Paolo ci offrirà l’immagine esplicita che permette di comprendere tutto questo: se un membro soffre, tutte le membra soffrono con lui.
Guarda la tua vita alla luce di Cristo
Quale parola pronunciata in nome della verità ha ferito ingiustamente una persona o la comunità? Quale riparazione ti chiede oggi il Risorto? Ascolta il tuo nome dentro la domanda di Gesù. Rimani qualche istante senza difenderti.
Parla al Signore
Gesù risorto,
tu senti come tua la ferita delle membra.
Porta luce nel mio zelo
e purifica le parole che pronuncio.
Mostrami il male compiuto
senza lasciarmi prigioniero della colpa.
Donami il coraggio della riparazione
e la pazienza necessaria alla riconciliazione.
Rendi la Chiesa capace di accogliere chi cambia vita
e ferma ogni forma di abuso.
Fa’ che il mio servizio edifichi il tuo Corpo. Amen.
Riforma la tua giornata
Ripara oggi una parola ingiusta pronunciata su qualcuno, per quanto possibile nello stesso ambito nel quale l’hai diffusa.
Custodisci nel cuore
«Saulo, Saulo, perché mi perseguiti?»
Gesù, insegnami a riconoscerti nelle tue membra.

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