A Lourdes il viaggio cambia tono. Dopo la vastità di Place de la Concorde, la folla lungo gli Champs-Élysées e una giornata segnata da incontri e parole, Leone XIV arriva al Santuario quando ormai è scesa la sera. Anche qui la gente è numerosissima. Davanti alla Grotta di Massabielle, però, tutto si raccoglie.
Il Papa si inginocchia e rimane a lungo in silenzio. La scena ha una semplicità che colpisce proprio perché appartiene all’esperienza di ogni pellegrino che giunge a Lourdes: fermarsi davanti alla Vergine, portare con sé persone, fatiche e speranze, lasciare che per qualche minuto sia la preghiera a parlare.
Leone XIV è inevitabilmente al centro dell’attenzione, circondato da migliaia di fedeli e seguito dalle telecamere. Davanti alla Grotta, però, il suo modo di stare sembra quello di chi è venuto prima di tutto per pregare. Il volto raccolto, il lungo silenzio in ginocchio e i gesti successivi restituiscono l’immagine di un Papa che vive quel luogo dall’interno, come pellegrino tra i pellegrini.
Quando prende la parola, la preghiera si rivolge direttamente a Maria. Ricorda la dolcezza con cui la Vergine parlò a santa Bernadette, «umile figlia del popolo di Francia», e affida a lei il Paese. La invoca come Madre ricevuta da Gesù, vicina ai bisogni dei suoi figli, e chiede per la Francia concordia fraterna, una società capace di custodire la dignità delle persone e di respingere la violenza e l’odio.
Nella preghiera entrano i più poveri e quanti vivono situazioni di maggiore fragilità. Leone XIV affida a Maria anche coloro che hanno responsabilità pubbliche, chiedendo che sappiano servire il bene comune con saggezza e generosità, e guarda al posto della Francia nel mondo perché contribuisca alla difesa dei diritti fondamentali e alla costruzione della pace. È una preghiera che parte da Lourdes e abbraccia la vita concreta di un Paese.
Poi lo sguardo raggiunge la Chiesa che vive in Francia. Il Papa prega per le famiglie cristiane, perché trovino nella presenza di Gesù sostegno nelle difficoltà e rimangano aperte alla vita; affida le vocazioni sacerdotali e religiose e domanda che soprattutto ai giovani venga indicata «la via luminosa del Vangelo». Lourdes diventa così il luogo nel quale consegnare a Maria quanto il viaggio ha incontrato finora: famiglie, giovani, catecumeni, persone ferite dalla vita, uomini e donne che cercano una strada.
La preghiera si fa ancora più intima quando Leone XIV presenta alla Vergine le intenzioni personali, i malati, quanti soffrono e coloro che li accompagnano. Qui le parole acquistano un peso particolare. Lourdes è attraversata ogni giorno da persone che arrivano portando una malattia, una paura, una domanda di guarigione o semplicemente il bisogno di sentirsi accompagnate. Il Papa entra in questa stessa corrente di affidamento e domanda a Maria di rimuovere ciò che ancora separa il cuore dell’uomo da Cristo.
Terminata la preghiera, continuano a parlare i gesti. Gli viene offerto un bicchiere dell’acqua della sorgente e Leone XIV beve. Poche ore prima, a Parigi, aveva parlato di Cristo come dell’acqua viva capace di dissetare la sete più profonda dell’uomo. A Lourdes quella stessa giornata si chiude con il gesto semplice di chi si accosta alla sorgente e beve.
Poi entra nella Grotta e percorre lentamente il tratto di roccia levigato dalle mani di milioni di pellegrini. Anche lui vi posa la mano. È uno dei gesti più antichi e immediati di Lourdes: toccare quella pietra significa entrare fisicamente nella memoria di un luogo attraversato da generazioni di uomini e donne venuti a pregare. Leone XIV lo compie con raccoglimento, lasciando che il silenzio continui ad accompagnarlo.
Subito dopo accende un cero. Alla luce già intensa del grande candelabro ne aggiunge una, come fanno ogni giorno i pellegrini che affidano a quella fiamma una persona, una gratitudine o una domanda. Quindi offre alla Madonna la Rosa d’Oro, il dono pontificio che introduce nella semplicità di quella sera il segno della venerazione della Chiesa verso la Madre del Signore.
Inginocchiarsi, bere alla sorgente, toccare la pietra, accendere un cero. Sono gesti che appartengono a Lourdes molto prima di appartenere a un viaggio papale. Leone XIV li compie senza trasformarli in una cerimonia costruita attorno alla propria persona. La Rosa d’Oro assume così il suo posto naturale dentro una devozione vissuta, non esibita.
Alla fine il Papa intona il Padre nostro e impartisce la benedizione. La tappa si conclude nello stesso clima nel quale era iniziata: una grande folla presente e, al centro, un uomo raccolto davanti alla Vergine.
La continuità con ciò che era accaduto poche ore prima a Parigi appare quasi spontanea. Alla Maison Bakhita Leone XIV aveva incontrato una Chiesa chiamata a fare spazio. All’Institut Catholique aveva parlato di una Chiesa «in stato di iniziazione». A Place de la Concorde aveva indicato Cristo come sorgente capace di dissetare il desiderio dell’uomo. Davanti alla Grotta di Massabielle quella sorgente diventa gesto: il Papa beve, prega e affida.
Anche il passaggio da Parigi a Lourdes sembra trovare qui la sua conclusione naturale. Nel saluto dopo la Messa, l’arcivescovo Laurent Ulrich aveva ricordato che Notre-Dame rimane Madre «in ogni luogo». Poche ore dopo Leone XIV si trova davanti alla Vergine di Lourdes e le consegna la Francia, la Chiesa, i malati e le intenzioni che porta nel cuore.
La giornata iniziata nella foschia di Parigi e passata attraverso incontri, testimonianze e una folla immensa termina davanti alla roccia di Massabielle. A Lourdes, questa sera, la parola del Papa si è fatta soprattutto gesto e preghiera. Ai piedi di Maria, come ogni fedele.
Per approfondire
- Santa Sede, Preghiera alla Grotta delle Apparizioni di Massabielle, Lourdes, 26 settembre 2026.
- Vatican News, Il Papa prega a Lourdes per la Francia, cronaca della tappa alla Grotta.
- Viaggio Apostolico di Leone XIV in Francia, 25-28 settembre 2026, programma e documentazione ufficiale.

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