don Mario Proietti, C.PP.S.

Due palmi sopra il cuore

Discernere il presente con lo sguardo della fede

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«Che questa luce non si spenga». Leone XIV nella notte di Lourdes

Dalla Grotta alla Basilica, il Papa cammina con i pellegrini nella processione delle candele. Il Rosario, il canto e una moltitudine di luci diventano il segno di una speranza che attraversa la sofferenza e continua a indicare la vita eterna.

La sera è scesa su Lourdes quando Leone XIV è tornato alla Grotta. Dopo una giornata intensa, iniziata con l’incontro con i vescovi e proseguita con la grande celebrazione nella Prairie e con la visita ai malati dell’Accueil Notre-Dame, il Papa si è raccolto nuovamente davanti alla Vergine, sostando a lungo in silenzio mentre tutto il Santuario sembrava accompagnare quella preghiera.

Poi la schola ha intonato il Credo gregoriano e quella professione di fede ha aperto il cammino della preghiera. È iniziato il Rosario, recitato secondo le intenzioni del Pontefice, e lentamente il popolo si è messo in movimento.

Davanti procedeva la statua illuminata della Madonna. Dietro venivano Leone XIV e i vescovi, poi una moltitudine di pellegrini con il flambeau acceso tra le mani. I misteri del Rosario accompagnavano il cammino e, quando riprendeva il canto, migliaia di candele si alzavano insieme nella notte.

Lourdes conosce bene questo gesto. Da generazioni i pellegrini percorrono lo stesso viale portando una piccola luce e affidando alla Vergine ciò che pesa nel cuore. Questa sera anche il Papa è entrato dentro quella tradizione senza cercare un posto diverso. Alla fine della processione avrebbe detto lui stesso di aver voluto rispondere alla richiesta di Maria diventando «pellegrino tra i pellegrini».

È un’immagine che aiuta a comprendere tutta la serata: il Vescovo di Roma entra nella preghiera del popolo e percorre con i pellegrini la stessa strada indicata a Bernadette.

Leone XIV ha ricordato la richiesta fatta dalla Vergine a Bernadette nel 1858: venire qui in processione. Lo ha colpito vedere ancora una volta il popolo cristiano rispondere, generazione dopo generazione, con la stessa fiducia. Il passare degli anni non ha consumato quel gesto. Uomini e donne continuano a venire a Lourdes, continuano a prendere in mano una candela e a camminare verso Maria pregando.

Quella luce è diventata il filo delle parole pronunciate dal Papa davanti alla Basilica.

Leone l’ha chiamata luce della speranza, capace di accompagnare l’esistenza anche dentro la prova. La fede custodisce il dolore nel suo mistero e permette di leggerlo dentro una promessa più grande, quella di essere figli amati e salvati da Cristo.

Ancora una volta il Papa ha rivolto un pensiero particolare alle persone malate, che avevano occupato il centro di tutta questa giornata a Lourdes. Le ha definite testimoni privilegiati della trasformazione che la fede può operare nell’esistenza. Per comprendere davvero questa realtà, ha detto, occorre venire qui e camminare insieme a loro.

Ha allora ricordato una frase di Pio XII, che aveva descritto Lourdes come il luogo nel quale mai si era visto un simile corteo di sofferenze accompagnato da un così grande irraggiamento di pace e di gioia.

La processione appena conclusa sembrava rendere visibili quelle parole. C’erano le carrozzine e i corpi segnati dalla malattia, insieme alle candele sollevate e ai canti che attraversavano il Santuario. La sofferenza conservava tutta la sua realtà e veniva illuminata da una speranza capace di portare lo sguardo oltre l’orizzonte immediato.

Leone XIV ha richiamato allora san Paolo: «Le sofferenze del tempo presente non sono paragonabili alla gloria futura che sarà rivelata in noi». Ai malati ha chiesto di custodire queste parole come «parole d’oro», perché la vita cristiana trova il proprio compimento nella promessa di quella gloria.

È lo stesso orizzonte che aveva attraversato l’omelia del mattino. A Lourdes il Papa continua a riportare l’uomo alla vita eterna. La sofferenza, la malattia e la perdita dell’autonomia acquistano un significato diverso quando vengono guardate dentro una storia destinata a Dio. L’ultima parola sull’uomo non appartiene al limite che il corpo sperimenta oggi.

Leone ha ricordato allora il nome con il quale la Vergine si presentò a Bernadette: «Io sono l’Immacolata Concezione». In quelle parole ha riconosciuto il segno di un nuovo inizio. Maria, preservata dal peccato per i meriti della Passione e della Risurrezione di Cristo, appare come la nuova Eva, la creatura nella quale la vittoria della grazia apre nuovamente all’uomo il cammino verso Dio.

Per questo la sua presenza nella vita cristiana non appartiene a una devozione marginale. Maria accompagna il cammino di chi accoglie la redenzione e combatte il male, indicando continuamente Cristo.

Il Papa ha ripreso allora una delle immagini più antiche e amate della tradizione cristiana: Maria come Stella Maris, stella del mare. Ha richiamato san Bernardo e l’uomo trascinato dalle tempeste del mondo, invitato a non perdere di vista quella stella se vuole evitare di smarrirsi.

Anche qui la processione appena vissuta offriva quasi naturalmente l’immagine. Un popolo aveva camminato nella notte seguendo una luce. Il Papa indicava ora Maria come quella luce che accompagna il credente attraverso le tempeste e gli permette di continuare il viaggio.

Alla fine Leone XIV ha invitato ciascuno a portare davanti alla Vergine le intenzioni più profonde e urgenti. Guardando Maria nella sua Immacolata Concezione, ha parlato di una speranza capace di rimanere salda perché nasce dalla vittoria di Dio.

La Salve Regina ha accompagnato la conclusione. Dopo la benedizione, la statua della Vergine è stata portata verso la Basilica e Leone XIV è entrato dietro di lei, mentre il canto della corale accompagnava lentamente lo scioglimento dell’assemblea.

Restava la notte di Lourdes, ancora attraversata dalle piccole luci dei pellegrini. Dopo una giornata nella quale aveva incontrato i vescovi, celebrato con il popolo e sostato accanto ai malati, il Papa concludeva così il suo pellegrinaggio mariano entrando nella preghiera semplice di chi continua a camminare affidandosi a Maria.

La candela tenuta in mano durante la processione diventava allora qualcosa di più di un gesto tradizionale. Era la speranza affidata a ciascuno perché continuasse a illuminare il cammino quando Lourdes sarebbe rimasta alle spalle.

Per questo l’ultima preghiera di Leone XIV raccoglieva davvero tutta la serata: «Che questa luce che teniamo questa sera non si spenga mai nelle nostre vite».

A Lourdes quella luce indicava ancora una volta Maria, e Maria conduceva a Cristo.


Testo ufficiale della Santa Sede: Preghiera del Santo Rosario e processione aux flambeaux – Discorso del Santo Padre Leone XIV, Santuario di Nostra Signora di Lourdes, 27 settembre 2026.

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