don Mario Proietti, C.PP.S.

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«Non siete un peso». A Lourdes la dignità prende un volto

Nell’Accueil Notre-Dame Leone XIV incontra le persone malate e quanti le accompagnano. Le loro storie preparano una parola netta: la dignità appartiene alla persona e non dipende dalla condizione in cui si trova.

Nel pomeriggio di questa domenica, poche ore dopo la grande celebrazione nella Prairie, Leone XIV è entrato nell’Accueil Notre-Dame, la casa che permette alle persone malate o con disabilità di vivere pienamente il pellegrinaggio a Lourdes. Al mattino aveva detto loro che sono nel cuore della Chiesa e che il loro ruolo è insostituibile; ora è andato a incontrarle nel luogo in cui quelle parole prendono ogni giorno la forma dell’assistenza e dell’accompagnamento.

L’incontro ha avuto fin dall’inizio un tono particolare. Mons. Jean-Marc Micas, vescovo di Tarbes e Lourdes, ha richiamato le parole di Gesù, «Ero malato e mi avete visitato», e ha raccontato un Santuario nel quale la malattia può mostrarsi senza vergogna. Chi arriva qui con un corpo ferito o con una disabilità compie gli stessi gesti degli altri pellegrini, accompagnato dai familiari e dagli hospitaliers, dentro una comunità che gli permette di vivere realmente il cammino verso la Grotta.

In questa casa, ha ricordato il vescovo, la condizione del malato non cancella la dignità e finisce spesso per renderla ancora più evidente agli occhi di chi gli sta accanto. È una delle caratteristiche più profonde di Lourdes: la persona che ha bisogno di aiuto rimane pellegrina insieme agli altri e continua a portare dentro la comunità qualcosa che appartiene alla sua vocazione.

A dare una misura concreta di questa esperienza è stato Mathias Terrier, direttore dell’Accueil Notre-Dame. Dall’inaugurazione della struttura nel 1997 sono passate di qui circa 750.000 persone malate o con disabilità; tra loro vi fu anche san Giovanni Paolo II nel pellegrinaggio del 2004. Attorno a queste persone è cresciuta una comunità di operatori e volontari, molti dei quali scelgono di trascorrere a Lourdes una parte delle proprie ferie perché altri possano raggiungere la Grotta.

Terrier ha usato un’immagine che racconta bene ciò che l’Accueil rappresenta: sono proprio i più fragili a diventare il «cemento» di questo edificio umano. Ricordando la promessa fatta dalla Vergine a Bernadette, quella felicità dell’altro mondo verso la quale è orientata la vita, ha aggiunto al Papa che qui sembra già possibile intravederne qualcosa, quando una persona viene guardata per ciò che è e una presenza riesce ad alleviare la sofferenza.

Anche la testimonianza di un medico di Laval ha condotto nella stessa direzione. Dopo quarant’anni di professione, ha ricordato la frase di Ambroise Paré che si legge nell’ospedale della sua città: «Je le pansai, Dieu le guérit», «Io lo medicai, Dio lo guarì». Dietro quelle parole egli riconosce l’umiltà necessaria a chi incontra una persona prima ancora di incontrare una patologia. Lourdes gli ha fatto comprendere quanto la relazione con chi soffre possa trasformare anche chi presta la cura, perché la vulnerabilità dell’altro finisce per rivelare la nostra.

Il medico ha parlato della sofferenza lasciandole il suo mistero. Quando viene accompagnata e alleviata, può ancora aprire uno spazio alla speranza. Nel ricordare il giuramento pronunciato all’inizio della professione ha riaffermato l’impegno a lenire il dolore evitando l’accanimento e la provocazione deliberata della morte. Il tema che Leone XIV avrebbe affrontato poco dopo era già presente nella concretezza di una vita trascorsa accanto ai malati.

Tra queste testimonianze è apparsa una giovane vestita come Bernadette. È Eva Molenmaker, tredici anni, nuova interprete del musical Bernadette de Lourdes. La sua voce ha accompagnato due momenti dell’incontro, prima delle parole del Papa e dopo la benedizione. La vicinanza di età con Bernadette rendeva quella presenza particolarmente suggestiva: dentro una casa segnata dalla malattia, una ragazza riportava quasi fisicamente alla memoria l’adolescente attraverso la quale ebbe inizio la storia di Lourdes.

Dopo il primo canto ha preso la parola Margherite Hourt. La sua storia sembrava raccogliere in sé le due condizioni vissute ogni giorno nell’Accueil, quella di chi serve e quella di chi ha bisogno di essere aiutato. Per quattordici anni era venuta a Lourdes durante le ferie per accompagnare i malati del pellegrinaggio della diocesi di Metz. Nel 2016 una caduta in bicicletta dentro un burrone l’ha resa paraplegica e il ritorno dell’anno successivo ha avuto un sapore completamente diverso.

Davanti a Leone XIV ha confessato con semplicità che anche lei vorrebbe essere guarita. Ha raccontato il dolore e la rabbia con cui era tornata alla Grotta, la fatica della riabilitazione e la ricerca di una nuova autonomia. Proprio lì, nel luogo dove aveva accompagnato altri, ha trovato nuovamente consolazione accanto a Maria. Oggi lavora nell’accoglienza dei pellegrini del Santuario e continua a fare i conti ogni giorno con un corpo che porta le conseguenze dell’incidente.

Quando Leone XIV ha iniziato il suo saluto, ciò che voleva dire era già davanti ai suoi occhi. Il Papa ha scelto come filo conduttore lo sguardo. Ha ripreso l’Annunciazione e quel momento nel quale Maria scopre di essere guardata e scelta da Dio. A Lourdes lo stesso sguardo raggiunge ogni persona e ricorda che nessuno è invisibile. Per questo Leone ha richiamato san Giovanni Paolo II e lo «sguardo contemplativo» dell’Evangelium vitae, capace di accogliere la vita come dono e di riconoscere nell’altro l’immagine vivente del Creatore.

Da questo sguardo nasce l’affermazione centrale del suo intervento. La persona possiede dignità per il semplice fatto di esistere e perché la sua vita è chiamata all’eternità. «La sua dignità non si misura e non si discute».

Pronunciate nell’Accueil Notre-Dame, davanti a persone che conoscono la dipendenza, la malattia e dolori talvolta molto duri, queste parole acquistano una concretezza particolare. Leone XIV le ha rivolte direttamente a loro, ricordando che nessuna legge umana può sottrarre la certezza di possedere una dignità inalienabile.

Il discorso entra così nel terreno del fine vita, divenuto in Francia una questione legislativa concreta dopo la promulgazione, lo scorso 18 agosto, della legge relativa al diritto all’aide à mourir. Le parole di Leone XIV arrivano dunque dentro un quadro ormai normativo. Il Papa respinge la possibilità di togliere la vita facendo appello a una compassione che definisce falsa e richiama una distinzione essenziale: «Ciò che è legale non è necessariamente morale».

Leone XIV si è quindi rivolto agli operatori sanitari e ha ricondotto la loro vocazione al gesto fondamentale della cura. Nel malato c’è una persona da accompagnare lungo la sofferenza, custodendone la vita e sviluppando quelle possibilità della medicina palliativa e della ricerca che permettono di alleviare il dolore. Il servizio che ogni giorno viene svolto nell’Accueil diventa così un modo concreto di riconoscere quella dignità della quale il Papa stava parlando.

È a questo punto che le sue parole ai malati hanno raccolto tutto il pomeriggio: «Non siete un peso, siete il cuore pulsante della nostra umanità e un tesoro prezioso per la Chiesa».

La frase risponde quasi spontaneamente alla domanda sollevata poco prima da Mathias Terrier. I più fragili possono diventare il cemento di una casa perché la loro presenza obbliga ciascuno a riscoprire qualcosa che riguarda ogni essere umano. Abbiamo tutti bisogno di ricevere e di essere accompagnati, anche quando le stagioni della vita ci fanno credere di poter bastare a noi stessi. Lourdes rende visibile questa verità.

Dopo la benedizione Eva è tornata a cantare, ancora vestita come Bernadette. Così si è concluso un incontro nel quale le parole del Papa hanno trovato attorno a sé la loro interpretazione più concreta: una donna che un tempo accompagnava i malati e oggi vive la propria disabilità, un medico che ha imparato dalla vulnerabilità dei suoi pazienti, una giovane che porta il volto di Bernadette e una casa costruita perché chi soffre possa continuare a sentirsi pellegrino.

Forse è questa la vera lezione dell’Accueil Notre-Dame. La dignità umana non nasce dalla salute e non diminuisce quando il corpo perde autonomia. Appartiene alla persona e domanda uno sguardo capace di riconoscerla.

A Lourdes Leone XIV ha dato a quello sguardo il suo nome cristiano: guardare l’altro sapendo che è amato da Dio e destinato all’eternità.


Testo ufficiale della Santa Sede: Incontro con gli operatori e gli assistiti dell’Accueil Notre-Dame, Santuario di Nostra Signora di Lourdes, 27 settembre 2026.

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