«Per me infatti il vivere è Cristo e il morire un guadagno» (Fil 1,21)
Per entrare nella meditazione
Cari amici buongiorno. Ottobre termina alla vigilia della moltitudine dei santi. Paolo vive sospeso fra il desiderio di essere con Cristo e la necessità di rimanere per il bene delle comunità. Questa tensione raccoglie il mese: la comunione con il Signore genera missione e la missione tende alla comunione piena. Il vivere è Cristo quando il corpo e il tempo diventano luogo del suo servizio. Il morire è guadagno perché introduce nella presenza di colui che è già la vita del credente. La santità porta l’amore verso la Chiesa dentro la piena partecipazione alla carità di Dio. Alla soglia di novembre, affidiamo il cammino terreno alla meta eterna.
Mettiti alla presenza di Dio
Mettiti davanti a Cristo risorto, vita dei vivi e speranza dei defunti. Presenta il desiderio di restare e la paura di partire. Chiedi di vivere il presente come servizio e di guardare la morte dentro la comunione con Lui.
Ascolta
Paolo desidera che Cristo sia glorificato nel suo corpo lungo tutta l’esistenza, anche attraverso la morte. Vorrebbe essere con il Signore e riconosce che rimanere è necessario per gli altri; sosta sull’espressione «nel mio corpo». L’unione con Cristo assume l’intera esistenza e la orienta al frutto.
Considera
«Per me vivere è Cristo» raccoglie l’intero cammino senza ridurlo a una formula devota. Paolo riconosce nel Signore il principio e il fine della propria esistenza e desidera che Cristo sia glorificato nel suo corpo, nella vita come nell’ora della morte. Agosto ci aveva insegnato a contemplare il corpo destinato alla gloria; settembre lo ha seguito dentro il dolore e sotto la Croce; ottobre lo ha visto diventare presenza, parola e servizio nella missione. Ora questi passaggi ritornano all’unica appartenenza che li sostiene: vivere è Cristo.
La morte rimane una separazione dolorosa dell’anima dal corpo e porta il segno della condizione ferita dal peccato. Il cristiano non la chiama bene per renderla meno terribile. La guarda dentro la Pasqua, perché il Figlio l’ha attraversata e ne ha spezzato il dominio. Chi muore nel Signore entra nella comunione con lui e attende il compimento della risurrezione della carne, quando la persona intera sarà trasfigurata. Per questo il desiderio di Paolo di «partire ed essere con Cristo» non è fuga dalla materia, ma attesa dell’incontro che troverà pienezza nella vittoria finale sul sepolcro.
Proprio questo desiderio del cielo rende Paolo più responsabile verso la Chiesa. Egli riconosce che rimanere può essere necessario per il bene delle comunità e accetta che l’amore stabilisca ancora un compito nel tempo. La missione non è quindi una parentesi prima della vita eterna. È già partecipazione alla carità di Cristo e prepara la comunione piena. Quanto più il credente desidera essere con il Signore, tanto più può vivere il presente senza possederlo, spendendolo per il bene che gli è affidato.
Alla vigilia di Tutti i Santi, la missione mostra la propria meta. L’Apocalisse contempla una moltitudine che nessuno può contare, proveniente da ogni popolo, davanti all’Agnello. Il Sangue che durante il mese ci ha mandato verso gli uomini è lo stesso nel quale le vesti dei redenti vengono rese candide. La Chiesa evangelizza perché Dio vuole raccogliere; percorre le strade perché la salvezza tende alla comunione; annuncia Cristo perché la santità consiste finalmente nel partecipare alla sua vita.
La comunione dei santi unisce già la Chiesa pellegrina a coloro che sono nella gloria. Essi non diventano estranei alla nostra storia: vivono in Dio e intercedono per la Chiesa che ancora combatte. Novembre ci condurrà anche alla preghiera per i fedeli defunti che, pur salvati, attendono la piena purificazione. Il suffragio nasce dalla stessa carità ecclesiale. Nell’Eucaristia la Chiesa offre l’unico sacrificio di Cristo per i vivi e per i defunti, affidando alla misericordia del Signore ciò che nessuna memoria umana può portare a compimento.
Maria assunta in cielo rende visibile in modo singolare il destino della Chiesa e accompagna il passaggio fra i mesi. Colei che abbiamo contemplato nella gloria ad agosto, presso la Croce in settembre e nelle strade della missione attraverso il Rosario in ottobre, rimane Madre dentro la comunione dei santi. Anche san Gaspare, dopo una vita consumata nell’annuncio e nella riconciliazione, appartiene ora a quella comunione dalla quale la Chiesa riceve intercessione e incoraggiamento. La morte non disperde ciò che la grazia ha unito a Cristo.
Il mese può dunque terminare senza chiudere il cammino. Oggi resta un tempo concreto da vivere e una responsabilità attraverso la quale Cristo può essere glorificato nel corpo. Domani lo sguardo si alzerà verso la moltitudine dei santi e nei giorni seguenti si farà suffragio per i defunti. La missione ci consegna alla comunione: dopo aver seguito Cristo sulle strade degli uomini, scopriamo che il suo compimento è essere con lui, insieme a tutti coloro che il suo Sangue ha redento.
Guarda la tua vita alla luce di Cristo
Se per te vivere è Cristo, quale responsabilità concreta rende oggi il tuo rimanere fecondo per gli altri e prepara il cuore alla comunione eterna?
Parla al Signore
Signore Gesù,
tu sei la mia vita
e hai attraversato la morte per me.
Glorificati nel mio corpo
e rendi fecondo il tempo che mi doni.
Liberami dalla paura che chiude
e dal desiderio di fuggire il dovere.
Conduci alla gloria la moltitudine dei redenti
e accogli i defunti nella tua misericordia.
Per intercessione di tutti i santi
rendimi fedele fino alla fine.
Maria assunta in cielo,
sostieni la mia speranza
e guidami verso la comunione eterna. Amen.
Riforma la tua giornata
Partecipa, quando possibile, ai primi Vespri di Tutti i Santi e porta nel cuore i defunti per i quali pregherai in novembre.
Custodisci nel cuore
«Per me il vivere è Cristo»
Gesù, mia vita, conducimi con tutta la Chiesa alla comunione dei santi.

Lascia un commento