don Mario Proietti, C.PP.S.

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Copertina dell'Ottavario dei defunti 2026: La carità che attraversa la morte, 31 ottobre

La carità che attraversa la morte

Ottavario dei defunti 2026. Un invito a continuare ad amare nella preghiera.

Cari amici, buonasera.

Ci avviciniamo a quei giorni dell’anno nei quali il ricordo dei nostri morti si fa più intenso. Molti torneranno al cimitero, si fermeranno davanti a una tomba, porteranno un fiore e rimarranno qualche momento in silenzio. In quel silenzio torneranno i volti delle persone amate, forse insieme al ricordo di qualche parola che non abbiamo dimenticato. Accade anche di riconoscere, a distanza di anni, il valore di quei piccoli gesti quotidiani ai quali, mentre li ricevevamo, non avevamo prestato particolare attenzione.

La morte interrompe una familiarità costruita nel tempo. Non possiamo più prenderci cura dei nostri cari come facevamo durante la loro vita. Rimane dentro di noi il desiderio di poter fare ancora qualcosa per il loro bene. Chi ha accompagnato una persona amata fino agli ultimi giorni conosce bene questo sentimento, che talvolta continua a manifestarsi anche molto tempo dopo la sua scomparsa.

La fede cristiana prende sul serio questo desiderio e ci insegna che la nostra carità può ancora esprimersi attraverso la preghiera. Possiamo affidare i nostri defunti alla misericordia di Dio e offrire suffragi per coloro che attendono il compimento della purificazione finale.

La Chiesa ha custodito questa convinzione attraverso i secoli. I nostri anziani conoscevano il valore della Messa celebrata per i defunti e la consuetudine di pregare davanti alle tombe. Erano gesti che appartenevano alla vita ordinaria delle famiglie cristiane e che esprimevano una fede capace di riconoscere la comunione con Cristo anche oltre la separazione della morte.

Mi torna alla mente un episodio raccontato da sant’Agostino nelle sue Confessioni. La madre Monica, giunta ormai al termine della vita, si trovava a Ostia, lontana dalla propria terra. I figli erano preoccupati per il luogo nel quale avrebbe dovuto essere sepolta. Monica li invitò a lasciare quella preoccupazione e affidò loro una richiesta che merita di essere ascoltata ancora oggi: «Ricordatevi di me, dovunque siate, innanzi all’altare del Signore».

È una delle espressioni più belle della fede cristiana davanti alla morte. Monica aveva trascorso molti anni pregando per la conversione di Agostino. Ora, avvicinandosi al proprio incontro con Dio, chiedeva ai figli di continuare a ricordarla attraverso la preghiera della Chiesa. Li rimandava all’altare, dove viene reso presente il sacrificio redentore di Cristo.

Quelle parole ci insegnano qualcosa che forse abbiamo bisogno di riscoprire. Quando chiediamo la celebrazione di una Messa per un defunto, affidiamo quella persona alla misericordia divina attraverso il sacrificio di Cristo, dal quale proviene ogni grazia di salvezza. È una delle espressioni più alte della carità che possiamo esercitare verso coloro che ci hanno preceduto.

Lo scorso anno, durante l’Ottavario dei defunti, ci siamo lasciati accompagnare da santa Caterina da Genova, cercando di comprendere il mistero del Purgatorio e il significato della purificazione finale. Abbiamo meditato sulla misericordia di Dio che conduce l’anima salvata verso la piena comunione con Lui.

Quel percorso rimane disponibile nell’archivio dell’Ottavario 2025, per quanti desiderano riprenderlo o leggerlo per la prima volta.

Quest’anno vorrei continuare quella riflessione insieme a voi, soffermandomi soprattutto sulla comunione che unisce la Chiesa pellegrina sulla terra ai suoi figli defunti e sul valore della preghiera che possiamo offrire per loro.

Un’attenzione particolare sarà dedicata alla riscoperta dell’indulgenza plenaria applicabile alle anime del Purgatorio, una pratica che appartiene alla tradizione cattolica e della quale molti cristiani conoscono ormai poco il significato.

Dal 1° all’8 novembre la Chiesa concede, ogni giorno, la possibilità di ottenere un’indulgenza plenaria applicabile ai defunti, visitando devotamente un cimitero e pregando per loro, anche soltanto mentalmente. Per ottenerla sono richiesti lo stato di grazia e il completo distacco da ogni peccato, anche veniale. Occorrono la confessione sacramentale e la Comunione eucaristica. È necessaria anche la preghiera secondo le intenzioni del Santo Padre.

La Chiesa ci invita così a esercitare la carità verso i defunti attraverso un’opera spirituale che chiede anche a noi di crescere nella conversione.

Ho già pubblicato sul blog l’introduzione generale all’Ottavario 2026, con una guida alle indulgenze, nella quale potrete trovare la spiegazione della loro natura e le condizioni necessarie per ottenerle. Vi invito a leggerla con calma, perché aiuta a comprendere il significato di questa pratica nella vita della Chiesa.

Da domani, 1° novembre, fino all’8, proporrò ogni giorno una meditazione dedicata alla preghiera per i defunti. Ci accompagnerà il metodo dell’orazione mentale di mons. Gaetano Bonanni, che già utilizziamo nei nostri cammini mensili. La Parola di Dio ci aiuterà a comprendere progressivamente il significato del suffragio e a tradurre la riflessione in un gesto concreto di carità.

Vorrei che questi otto giorni diventassero anche un’occasione per ricordare coloro dei quali nessuno sembra più conservare memoria. Quando attraversiamo un cimitero, incontriamo talvolta tombe sulle quali non viene più deposto un fiore. Dietro quei nomi ci sono state esistenze che hanno conosciuto l’amore e la fatica del vivere. La loro memoria può essere scomparsa dal ricordo degli uomini. Dio conosce ciascuno di loro, e la nostra preghiera può abbracciare anche quanti non abbiamo mai incontrato.

Forse possiamo cominciare proprio da questo, preparando nel nostro cuore il nome di una persona per la quale desideriamo pregare durante l’Ottavario. Potrebbe essere un familiare, un amico, qualcuno che ci ha fatto del bene e al quale non abbiamo avuto occasione di esprimere pienamente la nostra riconoscenza.

Portiamo quel nome davanti al Signore. Affidiamogli quella persona con la fiducia di chi sa che la misericordia divina raggiunge profondità che noi non possiamo conoscere.

La visita al cimitero potrà diventare un momento di autentica preghiera, mentre la partecipazione alla Santa Messa ci permetterà di affidare i nostri defunti all’offerta redentrice di Cristo.

Vorrei che riscoprissimo insieme questa dimensione della vita cristiana, perché la memoria di coloro che sono morti non rimanga affidata soltanto ai sentimenti del nostro cuore e trovi nella fede una possibilità concreta di esercitare ancora la carità.

La morte ci ha sottratto la presenza visibile delle persone amate. La comunione dei santi ci insegna che possiamo continuare a pregare per loro, affidando alla misericordia di Dio ciò che il nostro amore desidera ancora donare.

È con questa fiducia che vi invito a vivere insieme l’Ottavario dei defunti.

Ci ritroveremo ogni giorno nella preghiera, portando davanti al Signore coloro che ci hanno preceduto e confidando nella promessa di Cristo, vincitore della morte.