Solennità di Tutti i Santi · Primo giorno dell’Ottavario
«Dal profondo a te grido, o Signore» (Sal 130,1)
Per entrare nella meditazione
Cari amici, buongiorno e buona festa di Tutti i Santi. La Chiesa contempla oggi la moltitudine di coloro che già partecipano alla gloria del Signore, mentre noi iniziamo il nostro Ottavario raccogliendo la voce di chi continua a pregare sulla terra per i fedeli defunti. La meditazione mensile di questa solennità ci ha condotti davanti all’Agnello e alla chiamata universale alla santità; ora scegliamo di fermarci su una voce diversa, quella del De profundis, che attraversa da secoli la preghiera cristiana per i morti e conduce il credente a invocare la misericordia divina nella comunione di tutta la Chiesa.
Mettiti alla presenza di Dio
Raccogliti davanti al Signore e pronuncia interiormente il nome di un defunto che desideri affidare alla sua misericordia. Presentagli insieme il tuo bisogno di perdono e chiedi la grazia di cominciare questi giorni con il cuore disposto a una conversione reale, perché la preghiera offerta per un altro sia sostenuta da una carità sincera.
Ascolta
Salmo 130 (129), 1-8. Leggi lentamente il salmo, lasciandoti accompagnare dal movimento della supplica che nasce dalla profondità e diventa attesa fiduciosa della redenzione. Soffermati sulla domanda del salmista circa la possibilità di resistere davanti a Dio quando egli considera le colpe, poi ascolta l’invito rivolto a tutto Israele a confidare nella misericordia del Signore. Ritorna sul testo senza anticiparne immediatamente l’applicazione ai tuoi sentimenti.
Salmo 130 (129), 1-8
Dal profondo a te grido, o Signore; Signore, ascolta la mia voce. Siano i tuoi orecchi attenti alla voce della mia supplica. Se consideri le colpe, Signore, Signore, chi ti può resistere? Ma con te è il perdono: così avremo il tuo timore. Io spero, Signore. Spera l’anima mia, attendo la sua parola. L’anima mia è rivolta al Signore più che le sentinelle all’aurora. Più che le sentinelle l’aurora, Israele attenda il Signore, perché con il Signore è la misericordia e grande è con lui la redenzione. Egli redimerà Israele da tutte le sue colpe.
Considera
Il De profundis ci introduce nella verità della preghiera cristiana, perché comincia dalla condizione concreta di chi domanda aiuto e riconosce che nessuno può presentarsi davanti alla santità divina facendo affidamento esclusivamente sui propri meriti. Quando il salmista si rivolge al Signore dal profondo, rivela la posizione spirituale di ogni uomo che abbia imparato a conoscere il proprio peccato e non desideri più nasconderlo. La sua supplica nasce da un cuore che attende il perdono e trova in quell’attesa la possibilità di ricominciare.
La Chiesa ha riconosciuto in questo salmo una voce particolarmente adatta alla preghiera per i defunti. Pregando per chi ha concluso il cammino terreno, infatti, noi rinunciamo alla pretesa di conoscere interamente la sua storia davanti a Dio e invochiamo il Signore al quale appartiene il giudizio. Le nostre parole non dispongono della sorte di una persona e non modificano il carattere definitivo della sua scelta davanti alla grazia; appartengono alla comunione della carità e possono giovare a coloro che sono già salvi e attendono la purificazione finale.
La certezza che sostiene il suffragio nasce dal mistero pasquale. Cristo ha offerto il suo Sangue per la remissione dei peccati e ha riconciliato con il Padre quanti sono stati chiamati a partecipare della sua vita. Ogni purificazione, anche quella successiva alla morte, dipende dalla sua redenzione e manifesta la volontà divina di condurre la creatura alla pienezza della santità. La speranza cristiana, quando prega, riconosce dunque la sovrabbondanza di un dono già compiuto nella Pasqua e ne supplica l’applicazione alle membra del Corpo mistico.
Dal primo all’ottavo giorno di novembre la Chiesa accompagna questa intercessione con una particolare concessione: il fedele può ottenere ogni giorno un’indulgenza plenaria per le anime del Purgatorio visitando devotamente un cimitero e pregando per i defunti. L’opera richiesta possiede una semplicità che potrebbe indurre a sottovalutarne il significato. Il cristiano lascia le proprie occupazioni e si reca in un luogo dove la morte è resa evidente dalla sepoltura dei corpi, perché desidera professare con la propria presenza la fede nella risurrezione e chiedere per i defunti il beneficio del suffragio ecclesiale.
La visita, per diventare un’opera compiuta con autentica devozione, domanda che il cuore sappia orientarsi verso Dio. La tomba custodisce il ricordo di una persona e richiama la dignità del corpo che ha condiviso la sua storia; la preghiera si rivolge al Signore, nel quale soltanto può trovare compimento il destino soprannaturale dell’uomo. Nella medesima visita possiamo ricordare un familiare e allargare la nostra intercessione a persone delle quali ignoriamo ogni circostanza, riconoscendo che la carità ecclesiale supera i confini della parentela.
L’indulgenza plenaria richiede una disposizione interiore che riguarda anche il nostro rapporto con il peccato. Sarebbe contraddittorio desiderare per i defunti la pienezza della purificazione e trattenere volontariamente in noi quegli attaccamenti che resistono alla grazia. La Chiesa ci invita a vivere l’opera indulgenziata con il distacco da ogni peccato, anche veniale, e a completarla con le condizioni sacramentali prescritte. La serietà di questa richiesta educa la coscienza e impedisce che la visita al cimitero si riduca a una consuetudine svuotata del suo significato spirituale.
La gloria dei santi che celebriamo oggi rivela la destinazione di ogni purificazione cristiana. Il Purgatorio riguarda coloro che sono salvati e devono essere resi pienamente disponibili alla comunione divina; i santi contemplano già Dio e partecipano alla carità perfetta. In questa prospettiva la supplica del De profundis diventa un atto di speranza ecclesiale, rivolto verso quella beatitudine che non possiamo produrre da noi e che attendiamo dalla misericordia del Signore.
Guarda la tua vita alla luce di Cristo
Quando mi reco al cimitero, sono disposto a pregare per i defunti con una fede che si lascia interrogare anche sul proprio stato spirituale? Quale attaccamento al peccato continuo a giustificare, mentre chiedo per altri quella piena libertà interiore che Dio desidera donare?
Parla al Signore
Signore Gesù Cristo, il tuo Sangue prezioso è il prezzo della nostra redenzione e la sorgente della speranza che sostiene la tua Chiesa. Ascolta la voce di coloro che dal profondo invocano la misericordia del Padre e concedi ai fedeli defunti che attendono purificazione di essere condotti alla pienezza della tua luce. Purifica il mio cuore dalle compiacenze del peccato e insegnami a pregare con umiltà, affinché l’opera che compio in suffragio nasca dalla carità e mi renda più fedele alla grazia ricevuta. Amen.
Riforma la tua giornata
Visita devotamente un cimitero, se ti è possibile, e prega per i fedeli defunti, disponendoti alle condizioni prescritte per ottenere l’indulgenza plenaria applicabile alle anime del Purgatorio. Se sei legittimamente impedito, chiedi al confessore indicazioni sulla possibile commutazione dell’opera.
Custodisci nel cuore
«Presso il Signore è la misericordia» (Sal 130,7). Signore, insegnami a intercedere nella fede della tua Chiesa.
Per le condizioni dell’indulgenza plenaria e le opere previste dall’1 all’8 novembre, consulta la guida pratica pubblicata sul blog.
